Anno 1998: le associazioni ambientaliste piemontesi prima valutano e poi bocciano.
indice click                                             
Primi mesi 1998:

OLIMPIADI 2006

"Le Associazioni Ambientaliste ITALIA NOSTRA interregionale Piemonte Valle d'Aosta, Legambiente Piemonte, ProNatura Piemonte, WWF Piemonte, in merito alla candidatura di Torino per le Olimpiadi invernali 2006,
ribadiscono di:

-non accettare in prospettiva alcun pesante intervento sul territorio, e men che mai su aree di elevato valore naturalistico;

-di considerare prioritario, rispetto alla costruzione di nuovi impianti, l'utilizzo di impianti già esistenti, in località anche fuori della Provincia;

-di richiedere, come conditio sine qua non, che la recettività alberghiera, fortemente implementata per gli ultimi mondiali, non subisca ulteriori incrementi nella logica perversa, già ampiamente perseguita, di trasformazione del recettivo in residenziale.

Si considera inoltre imprescindibile che:

-gli eventuali nuovi impianti siano progettati prioritariamente come strutture temporanee, che permettano e garantiscano il ripristino dell'habitat;

-gli impianti, nella loro totalità, siano considerati -quando siano strutture permanenti in habitat compatibili- nella prospettiva di un riutilizzo puntuale, nell'ambito di un modello gestionale sostenibile, prima definito e verificato;

-l'ipotizzato villaggio olimpico in Torino non venga previsto riconvertibile in abitazioni da immettere sul mercato, in un ambito territoriale con già alta densità abitativa, e cospicuo fabbisogno pregresso di servizi, ma in strutture a servizio della città e dei suoi abitanti (ad esempio casa per gli studenti);

-si privilegi il trasporto pubblico, da razionalizzare e implementare, con interventi mirati, senza però che tale logica riproponga il progetto di Alta Velocità ferroviaria, né che induca a nuove strade di impatto sconsiderato, come accaduto più volte nel passato.

Posti tali assunti, le Associazioni Ambientaliste hanno già lamentato il non corretto comportamento del Presidente della Provincia e del Comitato organizzatore che, in fase di decisione sulla candidatura di Torino, hanno dato per acquisito il consenso tout court delle Associazioni Ambientaliste, che peraltro non erano state preventivamente messe al corrente dei contenuti di merito sulla proposta complessiva, e che, per serietà e correttezza, si sono dette senza pregiudizi, ma disponibili ad entrare puntualmenmte nel merito.
In tale logica le Associazioni Ambientaliste, in coordinamento, hanno costituito un Osservatorio Olimpiadi 2006, con sede presso ProNatura - Torino - Via Pastrengo 20 - telefono 011/5622789 - fax 534120, dichiarando al contempo la propria indisponibilità a far parte di comitati promotori e/o organizzatori delle Olimpiadi stesse.
Chiedono quindi ai refenti istituzionali, al Comitato promotore, alla Provincia, al Comune di Torino, alla Regione Piemonte, di considerare il Coordinamento delle Associazioni Ambientaliste, cosituito in Osservatorio, come referente di confronto di merito, fornendo conoscenza preliminare circa i metaprogetti o i progetti in pectore. Affinché la definizione degli stessi possa avvenire senza elementi di scontro.
Il Coordinamento si dice altresì interessato e disponibile al confronto con le Comunità locali coinvolte e le forze politiche sensibili a tale problematica.
 
 

e alcuni mesi dopo, dicembre 1998, constatata la matrice diciamo non proprio "environmental friendly" di Torino 2006..
 
 

"TORINO OLIMPIADI 2006: E L'AMBIENTE ?" 

"Sin dai primi mesi dell'anno in corso, di fronte alla proposta di candidare Torino per le Olimpiadi invernali 2006, come Associazioni Ambientaliste avanzammo alcune indicazioni e suggerimenti per evitare che le Olimpiadi (eventuali) si traducessero in interventi insostenibili - sotto il profilo dell'equilibrio ambientale - sul territorio, come purtroppo è avvenuto nella nostra Regione troppe volte nel passato, anche recente, per manifestazioni di portata decisamente inferiore (Italia '61, Campionati mondiali di calcio del 1990, Campionati mondiali di sci del 1997...). 

In particolare ribadimmo: 

  • di non accettare alcun intervento edificatorio su aree di elevato valore naturalistico; 
  • di considerare prioritario, rispetto la costruzione di nuovi impianti, l'utilizzo di impianti già esistenti, anche eventualmente in località poste fuori dalla Provincia; 
  • che gli eventuali nuovi impianti fossero progettati prioritariamente come strutture temporanee, tali da garantire il ripristino dell'habitat; 
  • che gli impianti realizzati come strutture permanenti fossero progettati nella prospettiva di reali possibilità di riutilizzo, nell'ambito di un modello gestionale, sotto il profilo economico, sostenibile, definito e verificato a priori; 
  • che i villaggi olimpici fossero prioritariamente realizzati attraverso il recupero di edifici esistenti, e comunque non ubicati né in contesti urbani ad alta densità abitativa, né in contesti montani fragili dal punto di vista ambientale; e che il loro utilizzo successivo non fosse volto all'immissione di abitazioni nel mercato, ma alla risposta di fabbisogno pregresso di servizi; 
  • che la realizzazione di impianti sportivi non si traducesse, da un lato, in incremento dell'edificazione nelle località già fortemente urbanizzate o nell'avvio dell'edificazione in contesti ancora incontaminati, dall'altro, in nuove strade di impatto sconsiderato. 


I progetti, presentati nel mese di ottobre dal Comitato Promotore delle Olimpiadi 2006 al CIO, a sostegno della candidatura di Torino disattendono gran parte delle richieste e delle proposte da noi a suo tempo avanzate, e si configurano come interventi con conseguenze pesanti sia sul territorio e l'ambiente più in generale, sia per le casse pubbliche. 

In particolare: 

  • le strutture permanenti della pista per la gara del bob, con annesse gradinate e servizi, previste a Beaulard, comportano una trasformazione della "forma della montagna" in un contesto a elevato rischio idrogeologico; non vi sarà una reale possibilità di utilizzo di tale struttura in tempi successivi rispetto alle Olimpiadi; 
  • le strutture permanenti per il salto con il trampolino, con annesse gradinate e servizi, previste a Pragelato, comporteranno modificazioni della morfologia dei versanti montani coinvolti e rilevanti disboscamenti, con conseguenze sotto il profilo dell'assetto idrogeologico e dell'impatto paesaggistico; anche questa struttura non ha prospettive di riutilizzo; 
  • la stessa pista da fondo comporterà sia il taglio di molte piante sul versante interessato, in quanto gli standard olimpici necessitano una larghezza più che raddoppiata rispetto quella esistente (oltre che un notevole sviluppo della sua lunghezza per ottenere 3 anelli da 5 km), sia il completo disboscamento del fondo valle, laddove è prevista la piastra di partenza / arrivo con relative strutture di servizio; I'ubicazione della pista è contigua inoltre ad un borgo (Plan) da anni soggetto a pressioni edificatorie, che, nella prospettiva delle Olimpiadi, troveranno sicuramente modo di tradursi in realtà; 
  • gli impianti per il biathlon sono previsti in una zona bellissima, praticamente incontaminata, se non per la presenza di un edificio per altro isolato e difficilmente accessibile, caratterizzata da un dolce movimento del versante: questo versante dovrà essere profondamente modificato per ospitare migliaia di metri quadrati di strutture e di parcheggi; la strada di accesso oggi di larghezza modesta, non superiore a 3-4 metri, dovrà essere allargata e integrata da altra viabilità atta a consentire che almeno 10.000 persone in poche ore (dati dichiarati nel Dossier predisposto per la candidatura) possano raggiungere un luogo oggi praticato al massimo da qualche decina di persona; 
  • la realizzazione in Torino, in zone già densamente abitate e carenti di spazi di verde, di: 

  • 1 villaggio olimpico da 200.000 mc, l'equivalente di abitazioni per 2.200 persone; 
    2 villaggi per giornalisti, uno da 150.000 mc, l'altro da 200.000 mc, l'equivalente di abitazioni per 4.000 persone 
    una nuova città delle dimensioni di un comune come Ceva (in provincia di Cuneo) costruita nel cuore di Torino... per 15 giorni di Olimpiadi (anziché parchi, giardini e strutture a servizio della qualità della vita dei torinesi . .); 
  • la realizzazione di ben 3 Palazzetti del Ghiaccio in Torino: 

  • 2 vicino allo Stadio del Calcio, ingestibili sotto il profilo economico dal giorno dopo la conclusione delle Olimpiadi: basti pensare che uno di questi nuovi "Palazzetti", quello in cui dovrebbe svolgersi la gara di velocità sul ghiaccio dei 400 metri, è stato progettato con le seguenti dimensioni: 
    lunghezza di 220 metri, larghezza di 120 metri ed altezza di 38 metri... per oltre 1.000.000 di metri cubi...: un edificio più grande della stazione di Porta Nuova per ospitare una sola gara olimpica... 
In altri termini: 

in montagna i progetti degli impianti non sono mai accompagnati da ipotesi serie di ripristino e recupero ambientale (preoccupazione che abbiamo invece riscontrato da parte del C.l.O.), né da ipotesi di tutela dalle pressioni edificatorie sul contesto in cui gli impianti stessi sono previsti; inoltre l'accessibilità per ingenti quantità di persone, quali quelle previste (atleti, accompagnatori e spettatori) alle località individuate per i giochi, non è garantito dall'attuale sistema per la viabilità e la ulteriore realizzazione di strade in un contesto ad alta fragilità quale quello montano, presenta altri rischi di impatto negativo sull'ambiente; 

Torino è invece considerata una realtà da riempiere di strutture di cui in città non si era mai riscontrata ne segnalata la necessità; 

l'economia generale dell'intervento rientra nella logica, più volte sperimentata nel nostro paese, delle "grandi opere", onerosa per la collettività ma con scarse prospettive di "ritorno economico": anzi con chiare passività, dovute all'impatto sull'ambiente, allo scadimento delle qualità dei siti montani per l'incidenza del costruito, ai costi successivi di gestione delle opere; e ancora, per il palese intervento economico dello Stato e degli Enti Locali per strutture e opere di proprietà privata (vedasi intervento sugli impianti e piste), mentre andrebbe garantita una seria politica per il riuso dei centri storici. 

Poste quindi le suddette premesse progettuali, accompagnate dall'assenza di serie valutazioni circa l'impatto ambientale di quanto si va proponendo, con particolare riferimento agli effetti sull'assetto idrogeologico del territorio montano interessato (definito nell'ultimo piano stralcio dell'Autorità di Bacino del Po come zona "a rischio molto elevato" in cui "... sono possibili la perdita di vite umane e lesioni gravi alle persone, danni gravi agli edifici e alle infrastrutture, la distruzione di attività socio economiche ..." ) e sulle conseguenze sulla qualità della vita a Torino indotte dall'edificazione di milioni di metri cubi di nuovi edifici, 

le sottoscritte Associazioni Ambientaliste esprimono un giudizio fortemente negativo su questa candidatura di Torino per le Olimpiadi del 2006."

Dicembre 1998 

ITALIA NOSTRA interregionale Piemonte e Valle d'Aosta (Via Massena, 71 - Torino) II Presidente Giovanni REINA 
LEGAMBIENTE PIEMONTE (Via Murazzi del Po, 57 - Torino) La Presidente Vanda BONARDO 
PRONATURA TORINO (Via Pastrengo, 20 - Torino) II Presidente Emilio DEL MASTRO 
WWF delegazione Piemonte e Valle d'Aosta ( Via Peyron, 10 - Torino) Il Segretario Fabio PORCARI 
'OSSERVATORIO AMBIENTALISTA "Olimpiadi Invernali Torino 2006" II Portavoce Mario CAVARGNA 

Indietro alla pagina iniziale
Indietro alla pagina introduttiva
Scriveteci a nolimpiadi2006@iname.com

Comitato Nolimpiadi! 2006 ©