Una
cosa è certa: per i promotori di Torino 2006, così come per
gli attuali organizzatori e probabilmente per molti di voi lettori le olimpiadi
estive svoltesi nel 1992 a Barcellona (Spagna) rappresentano il non
plus ultra.
Riqualificazione
ambientale, trasformazione urbanistica, sviluppo e inserimento nei canali
mondiali del turismo bla bla bla...una storiella sentita mille volte, aiutata
da numerose puntate del TG3 regionale trasmesse sul capoluogo catalano.
Noi
sosteniamo invece che, in linea di principio, un
paragone non andrebbe fatto; è come
confrontare un incontro di calcio con una partita di calcetto a 5: allora
si svolsero olimpiadi estive mentre nel nostro caso saranno olimpiadi
invernali,
e
questo significa tra l'altro
A -diverse
estensioni e localizzazioni degli impianti
le
edizioni estive sono di massima concentrate all''interno di grandi città
(Barcellona, 4 milioni di abitanti, Seoul 15, Los Angeles 12); per Torino
2006 invece (895.000 abitanti), a dispetto del nome, la maggior parte degli
sport sarà disputato fuori, a decine di chilometri di distanza ed
in tanti comuni diversi, e piccoli -Pragelato ad esempio ha appena 400
abitanti- con costi ed impatti ambientali sensibilmente maggiori);
B -differenti
impatti mediatici
anche
il "ritorno pubblicitario" per la città è diverso: per i
giochi invernali sono di gran lunga minori lo share televisivo ed il numero
degli spettatori complessivi (rapporto 4 a 1 con olim. estive); pure gli
introiti percepiti dalle case televisive, detentrici dei diritti, sono
quasi dimezzati.
C'è
insomma una impossibilità di rapportare significativamente il modello
dei giochi di Barcellona al caso di Torino.
Se
proprio si vuole insistere, allora sarà necessario scendere nel
concreto e conoscere più aspetti di questo tanto propagandato modello,
analizzando
anche altri dati, quelli che forse Castellani e Christillin non vi avrebbero
mai comunicato...
1)
Economia e rilancio
le
olimpiadi di Barcellona 1992 si sono chiuse, per la collettività
e per il comune di Barcellona, in deficit.
Se
infatti il Comitato Organizzatore ha ottenuto un attivo del bilancio di
3 milioni di dollari, tale cifra non tiene in alcun conto le preponderanti,
enormi spese sostenute dal settore pubblico spagnolo per la realizzazione
delle infrastrutture olimpiche: in questo caso si parla di conti
in rosso per circa 8 mila miliardi di lire.
(Riferimenti? cercate J.L.Chappelet, Organisation et evolution des Jeux
olympiques d'etè depuis 1976, Revue STAPS, num. 41, Grenoble,
1996 e F. Brunet, Economiè des Jeux olympiques de Barcelone 1992.
Musèe olympique, Lausanne 1993). Gli spagnoli pagheranno maggiori
tasse fino all'anno 2009.
Secondo
i dati di F. Brunet (citato) e della Commonwealth Bank Australiana, l'economia
spagnola nell'anno successivo alle olimpiadi (1993) ha subio una battuta
d'arresto. Certo, il rallentamento non dipende dallo svolgimento della
manifestazione, ma una cosa è sicura: Barcellona'92 non
ha rilanciato l'economia nel 1993. (Dati di
France Presse, raccolti su www.sportserver.com il 12 giugno 2000).
E
c'è di più: nella stima della bilancia esterna dei pagamenti,
e capitale delle olimpiadi del 1992, appare un saldo
negativo di 358 milioni di pesetas (36 miliardi di lire)
dovuto all'insufficienza degli introti da diritti tv e sponsors.
2)
Il rilancio turistico
secondo
i dati riportati da Gian Franco Bianco - giornalista del TG3 Piemonte
clamorosamente affezionato alle sorti di Torino 2006 - a Barcellona la
crescita del turismo è iniziata nel 1990 -due anni prima delle olimpiadi
- e sopratutto 4 anni dopo la designazione della città come
sede dei giochi (ottobre 1986). Nel frattempo...?
Sempre
secondo il solerte funzionario della TV di stato, nei primi 2-3 anni successivi
alle olimpiadi si sarebbe verificato un crollo. (Poi, finalmente, i turisti
affluiscono). (TG3 Regionale, 21 dicembre 2000, ore 19.45).
A questo
quadro, obiettivamente negativo, va ancora aggiunto che, come
già capitato in altri casi (Calgary 1988, Atlanta 1996), resta sempre
non
dimostrato il nesso causale olimpiade-aumento
dei turisti.
Non
esistono infatti studi attendibili che "ancorino" lo sviluppo turistico
all'assegnazione o alla disputa della manifestazione olimpica, esistendo
molteplici ulteriori variabili che influenzano il dato. Se volete togliervi
una curiosità, cercate informazioni sul trend di crescita del turismo
mondiale nell'intera Spagna negli ultimi 20 anni, e vedrete che le olimpiadi
c'entrano ben poco.
3)
Le infrastrutture realizzate; impatto paesaggistico-urbanistico
il
volto architettonico del capoluogo catalano è stato pesantemente
modificato per le olimpiadi, è prevalso il concetto di normalizzare
l'architettura cittadine e della periferia; sono sorte innumerevoli tangenziali,
bretelle e circonvallazioni e decine di piazzette sono state rimodellate
in maniera identica edanonima, con forte perdita di identità "primitiva".
In
ogni caso le schifezze più eclatanti prodotte da Barcellona '92
sono le Torri semigemelle, al secolo "Mapfre" e "Arts": si tratta degli
edifici più alti dell'intera Spagna: sorte a ridosso del mare, alterando
e contraddistinguendo senza scampo (con i loro 44 piani, più di
100 metri), molti chilometri di paesaggio circostante. Due autentici pugni
negli occhi che meritano l'abbattimento.
Facendo
click
qui si aprirà una foto più grande
3
b) C'è chi gioca e chi no...
E poi,
le olimpiadi sono per tutti? La risposta è no no no: pensate che
a Barcellona i costi delle abitazioni nuove e di quelle già esistenti
sono cresciuti dal 1986 al 1992 rispettivamente del 240 e del 267%. Un
bell'affare per chi aveva pochi soldi...e non una casa propria.
4)
Le infrastrutture realizzate; rendimento e riutilizzo successivo alle olimpiadi
Le
Torri Mapfre e Arts, realizzate per Barcellona'92, posson considerarsi
un fallimento.
Per
anni (e tutt'ora in buona parte) vuote e inutilizzate, comportano spese
di gestione spropositate che le società proprietarie non coprono
con i ricavi. Qualitativamente difettose (abbiamo trovato tracce di uno
studio universitario sul problema della loro corrosione), non proprio impeccabili
-sembrava addirittura che il sistema di condizionamento avesse favorito
il diffondersi nella zona della legionella (pericoloso batterio; per i
riferimenti vedi El Mundo 28 novembre 2000), sono lì a smentire
qualsiasi dichiarazione di intelligente riutilizzo.
Quello
che segue è un articolo, tradotto dallo spagnolo, sulla situazione
finanziaria della società che gestisce una delle 2 torri.
"Periscopio
empresarial" del 17 gennaio 2000, di Feliciano Baratech; ritrovato all'interno
di www.mcrit.com il 5 gennaio 2001.
"Contrattempo. I conti
della società Hotel de la Villa Olímpica (Hovisa), proprietaria
dell'edificio dell'hotel Arts e del complesso contiguo, continuano ad essere
sommerse in una marea di colore rosso.
Secondo il bilancio del
1998, appena depositato presso il registro, l'impresa ha contabilizzato
1.420 milioni di pesetas di spese finanziarie, perdite di utilizzo di 1.170
milioni ed un risultato finale negativo di 2.618 milioni.
A questo saldo ha contribuito
in maniera decisiva il forte indebitamento che raggiungeva, alla fine del
1998, 81.400 milioni, rispetto ad attivi indicati in 68.700 milioni.
Hovisa appartinene alla
società giapponese Sogo. Il gruppo venne in Spagna verso la fine
degli anni '80 attratto dalle favorevoli prospettive dei Giochi Olimpici.
Una dopo l'altra, i giapponesi costituirono le società Hovisa, TG
Office Spain e Traplaya, le due ultime dedicate rispettivamente alla locazione
di immobili e di parcheggi.
Fondarono altresì
la società Sogo España, per amministrare le gallerie site
negli interrati dell'Arts e che vennero chiuse nel 1996.
Da quando è arrivato,
il gruppo giapponese sta accumulando un giro di vertiginosi debiti per
46.000 milioni di pesetas di cui 33.000 per Hovisa, 7.600 per Sogo e 5.400
a TG Office e Traplaya [...]".
Da
aggiungere: di recenta ci risulta che sia stato aperto un procedimento
amministrativo nei confronti di Hovisa per un ammontare di 208 milioni
di pesetas (2,5 miliardi di lire).
5)
La qualità delle infrastrutture realizzate per Barcellona'92
Mica
tanto buona: "Sentenza sugli alloggi del 92: un giudice obbliga a pagare
per 60 appartamenti scadenti del Villaggio Olimpico".
La
notizia è del 25 novembre 2000, da El Periodico, giornale spagnolo;
e quindi il villaggio olimpico è finito sotto inchiesta. Anzi,
correggiamo, sotto processo sono andati una agenzia immobiliare, una impresa
di costruzioni e due architetti.
La
sentenza spiega che si tratta di un'opera "che
fu realizzata in maniera affrettata nell'imminenza dei Giochi Olimpici
del 1992 sotto l'urgente necessità di renderla occupabile dagli
atleti..questa fretta spiega le numerose deficienze che presentano gli
edifici oggetto di questi atti, nonchè le rispettive gravità...".
Tra
gli errori ed i vizi di costruzione: collocazione difettosa dei pavimenti,
macchie di ossido sui soffitti, porte scardinate, mancanza di insonorizzazione.
Proprio un bel lavoro.
6)
Modifica urbanistica di Barcellona: tutti d'accordo?
Un
articolo di El Pais (20 novembre 1993) titolava "Una
satira feroce contro la cultura dell'immagine"
in occasione dell'intervista allo scrittore Manuèl Vazquez Montalban
per commentare "Sabotaggio olimpico", il libro uscito a puntate sul periodico
nazionale e che conteniene una visione "un anno dopo" le olimpiadi.
Il
1993, quell'anno dopo quando, secondo Montalban, "gli
dei si sono diretti al vero olimpo ma figurarsi, stando alle autorità
economiche, che abbiano avuto la gentilezza di lasciarci il pane ed il
vino".
Montalban
come ha sofferto i decenni franchisti così non ha digerito la trasformazione
della sua città, la sua perdita di identità (dovuta tra le
molte cose alla demolizione di interi quartieri, di sobborghi di pescatori
che sono stati sostituiti da nuove arterie stradali, piazze anonime, costruzioni
più o meno inutili).
Un
anno dopo, dice lo scrittore, tutto il trionfalismo sparisce, e, oltre
a J.A. Samaranch "primo franchista che arriva alla categoria
di catalano universale" cosa rimane a Barcelona?
"Ci hanno lasciato una
città piena di uffici, ma vuota di negozi...e che il debito contratto
lo paghino tutte le zone che non entrano nelle cartoline e nelle quali
non vanno i giapponesi...si è pagato un prezzo molto alto per non
aver scelto democraticamente la riforma della città. Lo hanno fatto
i principi, gli architetti e i construttori, ma hanno partecipato molto
poco i residenti".
Vi
invitiamo a fornirci commenti e ulteriori notizie, documenti sul questo
tema.