Sulle
tematiche ambientali Torino 2006 è uscita clamorosamente sconfitta:
durante la fase di candidatura, non ha mai raccolto le (eufemismo..) simpatie
delle associazioni ambientaliste e - "traguardo" impensabile nel panorama
olimpico - è riuscita a crearsi una folta cerchia delle maggiori
associazioni locali e nazionali CONTRO: mai visto prima.
Greenpeace
Italia è una di queste organizzazioni, Greenpeace Torino il gruppo
che ha inscenato lo spettacolo, qui di seguito alcuni loro comunicati stampa
e la foto che ha irritato gli alti vertici dei promotori...
Un
ringraziamento particolare al gruppo di Torino e a Fabrizio Fabbri, le
cui promesse sono garanzie.
Testi
e foto: Greenpeace. http://www.greenpeace.it/local/torino
04/06/99
* Torino - Via Roma.
"OLIMPIADI
INFERNALI"
L'azione
si è svolta per protesta contro le Olimpiadi invernali del 2006
alle quali Torino era candidata.
Abbiamo
appeso uno striscione 12x3 mt. con la scritta:
"Torino
2006 - Olimpiadi Infernali Greenpeace"
Esso
è stato posizionato in via Roma angolo piazza Castello, su di un
ponteggio costruito a scopo di fioriera per dell'edera in occasione dei
festeggiamenti del centenario della FIAT.
Al
mattino siamo saliti sul ponteggio, ci siamo arrampicati fino in cima e
dopo aver preparato il necessario ci siamo calati ed abbiamo aperto lo
striscione.
Pensiamo
che l'azione sia andata -nel complesso- molto bene, peccato che i vigili
urbani ci abbiano dato una multa di L.606.000 per affissione pubblicitaria
senza autorizzazione e perché lo striscione poteva distrarre gli
automobilisti e quindi causare degli incidenti...
Non
abbiamo ottenuto nulla visto che Torino è diventata "la città"
delle Olimpiadi del 2006. Speriamo non sconvolgano troppo l'ambiente costruendo
strutture in modo selvaggio e inadeguato strutture inutili o da utilizzare
solo per le Olimpiadi.
È
proprio di questi ultimi mesi la proposta di demolizione dello stadio "Delle
Alpi", costato alcuni miliardi e alcune vite umane, costruito esclusivamente
per i mondiali di calcio di "Italia '90".
Non
era meglio fare una struttura anche in previsione del dopo-mondiale?
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GREENPEACE
A TORINO: BLOCCATE LE OLIMPIADI "INFERNALI"
Torino,
4 giugno 1999 - "Torino 2006: Olimpiadi Infernali"
È
questo lo slogan scelto da Greenpeace per denunciare il rischio ambientale
rappresentato dall'assegnazione alla città piemontese delle Olimpiadi
invernali del 2006.
Alle
9:00 della mattina del 4 giugno 1999, una decina di attivisti dell'associazione
ambientalista hanno aperto uno striscione di 50 metri quadrati sulla centralissima
Via Roma.
Con
questa azione, che ha preceduto di pochi giorni l'assegnazione da parte
del Comitato Internazionale Olimpico delle Olimpiadi Invernali del 2006
alla nostra città, Greenpeace ha ricordato che la localizzazione
delle opere previste per Torino 2006 andrebbe ad aggravare la già
precaria stabilità geologica di un'area considerata a rischio di
frane, interessando anche aree di particolare pregio naturalistico.
"È
di pochi giorni fa la notizia che un comune italiano su due è a
rischio di dissesto idrogeologico a causa di interventi urbanistici in
luoghi a rischio come quelli che Torino 2006 propone di fare nei 10 impianti
che dovrebbero sorgere in zone montane di alto valore naturalistico della
Val di Susa e di Val Chisone" ha affermato Luca Sabatini di Greenpeace.
Ma
Greenpeace denuncia anche l'incongruenza tra le indicazioni fornite dalla
regione Piemonte alla Comunità Europea sulla presenza nell'area
di Siti di Interesse Comunitario, inseriti quindi nella Direttiva Habitat
dell'UE, e la scelta di localizzare proprio in queste zone alcune delle
strutture a maggior impatto ambientale.
Greenpeace
rileva anche la mancanza di garanzie ambientali nei regolamenti che guidano
le scelte del sito dove saranno ospitati i giochi olimpici, in particolare
la possibilità che i progetti esaminati dal CIO possano essere successivamente
stravolti e l'impossibilità di stipulare accordi con altre località
per lo sfruttamento di strutture sportive già esistenti.
TORINO
2006: OLIMPIADI INFERNALI;
Greenpeace
si è opposta alla candidatura di Torino quale sede delle Olimpiadi
Invernali del 2006 perché:
10
impianti sui 17 necessari per la manifestazione sorgono in ambiente montano
di particolare pregio naturalistico;
alcune
aree su cui dovrebbero sorgere impianti sportivi sono considerate Siti
d'Importanza Comunitaria per la presenza di ecotipi particolari;
molte
aree che sarebbero interessate dagli impianti sportivi sono già
a rischio idrogeologico, fenomeno che sarebbe amplificato dalle eventuali
costruzioni di ulteriori manufatti ed infrastrutture.
molte
strutture sono destinate a rimanere cattedrali nel deserto una volta terminati
i giochi olimpici;
il
traffico veicolare connesso con lo svolgimento delle gare nell'area montana
creerebbe un inquinamento atmosferico amplificato dalla natura valliva
dei siti prescelti;
Per
quanto riguarda i principi generali va ricordato che:
i
progetti presentati dal Comitato promotore possono essere completamente
stravolti una volta effettuata l'assegnazione da parte del CIO;
non
è possibile prendere accordi definitivi e vincolanti con altre municipalità
per l'utilizzo di impianti già esistenti al di fuori del territorio
di pertinenza come nel caso delle piste di bob e slittino già presenti
ad Albertville.
Questi
elementi non offrono alcuna garanzia ambientale circa le modalità
reali di realizzazione delle opere e dello svolgimento delle gare.
Fonte:
Greenpeace.
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INTERVENTO
GREENPEACE ALLA CONFERENZA STAMPA SULLE OLIMPIADI
3
DICEMBRE 1999
Raccontare
gli stessi problemi di prima della vincita delle Olimpiadi perché
i problemi non sono cambiati e Greenpeace continua a dire no alle Olimpiadi:
problemi ambientali, certo, ma c'è da riflettere anche sulle ricadute
economiche a lungo termine, su quali e quanti siano investimenti strutturali
utili sulla quota totale di lavori.
Poi
abbiamo provato a cambiare angolo visuale: se nel 2006 non ci fosse più
neve?
Greenpeace
si occupa da molto tempo di cambiamenti climatici e riscaldamento globale
della Terra e credo ormai tutti sappiano quali siano le conseguenze a livello
planetario di questi fenomeni. Ma qualcuno sa cosa questi provochino in
Val di Susa?
Abbiamo
fatto quindi una ricerca di dati meteorologici, rilevamenti, scenari sul
futuro innevamento della zona.
Ormai
oggi si può affermare con un buon margine di affidabilità
che l'innevamento alpino si sta riducendo. Non solo perché si fanno
frequenti gli anni in cui nevica poco, ma anche perché l'aumento
della temperatura del pianeta - sia esso naturale o causa dell'effetto
serra generato dall'inquinamento antropico - riduce la durata della neve
al suolo.
Il
rischio legato alla variabilità della comparsa della neve naturale
non poteva essere trascurato in un sistema che macinava miliardi di lire
(ma anche di franchi e di scellini) e si aprì l'era dell'innevamento
programmato. Altro denaro, altri cantieri, scavi, tubazioni, e addirittura
piccole dighe, per disporre dell'acqua da "sparare" che d'inverno, in montagna,
è sempre poca. Qui i problemi che si aprono sono molteplici: da
dove viene prelevata l'acqua per l'innevamento artificiale con tutto lo
stress sul sistema idrologico alpino che ne consegue ai danni provocati
al suolo dai sali usati come additivi nella neve artificiale (un qualsiasi
agronomo può confermarvelo).
E
i problemi di innalzamento della temperatura toccano tanto la neve caduta
dalle nubi quanto quella sparata dai cannoni.
L'aumento
delle situazioni estreme, è d'altra parte una delle evoluzioni climatiche
attese in futuro, che aprono una fase di "troppo o troppo poco" difficile
da gestire sul piano economico.
Una
ricerca condotta dal centro studi della neve di Météo-France
già nel 1994, presentava i potenziali effetti di un aumento termico
medio di 1.8°C a 1500 m di altitudine: la durata dell'innevamento si
potrebbe ridurre di 30-40 giorni per anno, passando ad esempio da 174 a
132 giorni nella regione del Monte Bianco e da 100 a meno di 60 giorni
nei massicci meridionali. E i cannoni diverrebbero peraltro inservibili
per mancanza di freddo. A conclusioni simili è giunto anche il rapporto
PROCLIM, da poco concluso a cura dell'Accademia delle Scienze svizzera,
che vede nella diminuzione dell'innevamento alle quote medie, un grave
danno economico al sistema turistico elvetico.
A
Vienna, in occasione del Secondo Congresso Europeo di Climatologia Applicata,
i ricercatori europei sono sembrati piuttosto concordi nel mostrare grafici
in discesa: dal Gran Paradiso ai Carpazi, rispetto ad un secolo fa, la
neve è più scarsa e dura meno. Su 60 stazioni esaminate in
Piemonte e Valle d'Aosta, ben dodici anni degli ultimi diciassette presentano
infatti un innevamento inferiore alla media del trentennio precedente
Il
problema dell'aumento della temperatura mondiale a causa dell'inquinamento
atmosferico, rischia inoltre di compromettere l'efficacia dell'innevamento
programmato, in quanto i cannoni spara neve sono piuttosto esigenti in
fatto di opportune combinazioni di freddo e umidità dell'aria. La
speranza che l'atmosfera fornisca parametri adeguati è simile a
quella di un terno al lotto, e in caso contrario, i cannoni diventano sistemi
d'irrigazione a pioggia per i pascoli alpini! Senza contare il costo energetico
della produzione di neve artificiale, che, se visto in un contesto termodinamico
è un po' un controsenso: bruciare petrolio per produrre energia
elettrica da consumarsi fabbricando neve da buttare per aria alimentando
indirettamente proprio quell'effetto serra che la fa fondere.
Abbiamo
cercato di citare il più possibile fonti esterne e autorevoli per
evitare quel vizio ormai diffuso di affermare che "siccome lo dicono gli
ambientalisti non è scientifico"
Forse
gli enti locali ora negheranno queste evidenze, anche perché sarà
difficile in questo caso proporre dei rimedi.
Chiudiamo
cautelandoci da queste smentite con le parole espresse dalla stessa Regione
Piemonte in una sua pubblicazione: "Le precipitazioni nevose sulle Alpi
piemontesi nel trentennio 1966-1996", pag. 37, "Le stazioni valsusine mostrano
precipitazioni nevose ridotte non tanto come frequenza ma come quantità.
Nell'ultimo trentennio si assiste a una diminuzione delle precipitazioni
nevose in questa regione". E se lo dicono loro...