Introduzione
Il
mega comprensorio sciistico USA "Sunday River" converte ogni minuto 34.200
litri d'acqua in neve. (http://www.firsttracksonline.com/welcome2.htm).
Una quantità che potrebbe riempire una piscina di 16 X 32 metri
in due minuti...oppure coprire uno stadio di football americano con uno
strato di 1 metro di neve in un'ora soltanto.
Non
c'è bisogno di andare così lontano, comunque: al comprensorio
sciistico "Via Lattea", in Piemonte, provincia di Torino, fino al 2001
sostenevano d'avere uno dei maggiori sistemi di cannoni al mondo (950 circa).
Poi sono arrivati i "giochi olimpici", finanziati per migliaia di miliardi
dallo stato italiano, che hanno permesso negli ultimi 4 anni (2001-2005)
un aumento incredibile del numero di cannoni, delle aree innevate artificialmente,
dei bacini (anch'essi artificiali) e dei danni all'ambiente, passati presenti
e futuri.
Sulle
pagine di questo sito potete vedere con i vostri occhi gli impatti causati
dai cantieri di alcuni impianti olimpici di innevamento: Cesana
Torinese e Sauze
d'Oulx, costati rispettivamente 15 e 10 miliardi di lire. (Il totale
degli "investimenti" per la neve artificiale nella zona della Via Lattea,
giustificato ufficialmente dalle "olimpiadi" e in servizio ad un gestore
privato ben individuabile, la Sestrieres S.p.A., ammonta a 71 miliardi
di lire, cfr. http://www.agenziatorino2006.it/dwd/Cartel1.pdf, 14 aprile
2005).
Lo
stesso gestore ammette l'incremento dell'innevamento artificiale: sul sito
www.vialattea.it/it/novita_tecniche.html, il giorno 14 aprile 2005 si trova
"[...]
INNEVAMENTO PROGRAMMATO
-
35km di nuove linee di innevamento programmato negli ultimi due anni
-
7 nuovi bacini di accumulo [...]".
I
danni causati dall'innevamento artificiale o programmato.
L''innevamento
artificiale è "responsabile" di consistenti danni all'ambiente e
la situazione d'oggi non durerà a lungo. La neve artificiale può
infatti essere considerata un ottimo prototipo di sviluppo non sostenibile:
essa, di fronte al mutamento irreversibile delle condizioni meteonivologiche
(sempre meno neve, sempre meno giorni di neve) è divenuta paravento
e palliativo per i devastatori della montagna.
Perchè
paravento:
perchè
con la neve dei cannoni si genera la convinzione che tutto sia come una
volta: si riesce ancora a far sciare un alto numero di persone, in parallelo
con l'inevitabile innalzamento della quota di partenza degli impianti di
risalita (in basso non c'è neve) e con la loro inarrestabile corsa
al semprepiùveloce-semprepiùcarichi. In realtà senza
neve artificiale le pendici montane appaiono ogni anno più marroni
e secche.
Perchè
palliativo:
la
situazione è transitoria e destinata a durare pochi anni; infatti
(nonostante riescano con media controllati ad arginare gli effetti del
mutamento climatico), i distruttori contribuiscono ad aggravare gli scompensi
ambientalo: non solo l'innevamento artificiale prolunga innaturalmente
la durata delle nevi (con il manto erboso che, con meno giorni in superficie,
si indebolisce perdendo buona parte della sua azione di freno al dilavamento)...
non solo richiede un altissimo dispendio di energia elettrica, non solo
inquina "grazie" ai suoi compressori diesel, non solo genera un notevole
inquinamento acustico con ripercussioni sulla fauna selvatica.... ma sopratutto
il sistema/rete dei cannoni prosciuga le falde acquifere, svuota i corsi
d'acqua lasciandovi scorrere virtualmente solo più i reflui fognari...
Cari
devastatori, quando avrete finito l'acqua della Valle di Susa non potrete
mica chiederla a Samaranch o a Rogge...
E
come funzionano questi cannoni?
(Traduciamo
e integriamo dall'inglese di alcuni siti di leaders del settore).
"Lì
dove la natura non coopera fornendo neve naturale, i cannoni entrano in
scena. Sono sufficienti acqua, energia elettrica, e temperature sotto gli
zero gradi.Tecnicamente la neve è costituita da piccole particelle
di ghiaccio.
Quindi
si usano macchine che convertono acqua in ghiaccio direttamente sul luogo
interessato. I cannoni producono neve "spezzettando" l'acqua in tante piccole
particelle, poi raffreddando l'acqua spingendole verso l'aria fredda, risolvendosi
questo nel loro agglomerarsi e distribuirsi in neve sulla superficie.
Perchè
allora non spingere direttamente e semplicemente fuori l'acqua dai cannoni?
Perchè
l'acqua si espande quando si congela e perchè ha una alta temperatura
di fusione.
Temperatura
di fusione significa che si può sfreddare circa mezzo litro d'acqua,
diciamo da 18° a 17.5° oppure da 1° a 0.5° con un "costo
energetico" di 1055 Joule, ma per convertire la stessa quantità
d'acqua dallo stato liquido a 0° in ghiaccio alla stessa temperatura
(0°), è necessaria un'energia calorica 144 volte superiore.
Ecco
che perciò una enorme quantità di calore deve essere "rimossa".
Inoltre
l'acqua può essere sfreddata ben al di sotto degli 0° e nonostante
ciò rimanere allo stato liquido anche se "nucleata".
Così,
un cannone sparaneve compie un procedimento di 4 fasi:
a)
rompe l'acqua in piccole particelle b) raffredda l'acqua a 0° c) rimuove
calore d) enuclea.
Ecco
i maggiori requisiti per produrre neve:
Giganteschi
quantitativi d'acqua: per coprire una superficie di 60 metri per 60 metri
(1/2 campo da calcio) con una coltre di 15 centimetri di neve saranno necessari
566 metri cubi di neve o 283 metri cubi d'acqua. Cioè 283.000 litri
d'acqua, oppure se volete 10 TIR pieni.
La
pressione dell'acqua deve inoltre essere attorno all'ordine dei 100 PSI
(7 bar, molto rumore), e per produrla a tale livello sono necessari compressori
potenti che assorbono una alta quantità di energia elettrica (inquinamento
dislocato) o bruciano notevoli quantità di gasolio (inquinamento
locale).
Negli
Stati Uniti molte aree sciistiche convertono 7.600 litri d'acqua al minuto
in neve, anche se abbiamo visto sopra casi di gran lunga maggiori: comunque,
per rifare degli esempi, sono praticamente 8 tonnellate al minuto o 500
tonnellate all'ora. Sempre per rimanere nel campo: un tir carico d'acqua
ogni tre minuti. Proviamo un breve calcolo a base annua?
Immaginiamo
30 giorni consecutivi 24 ore su 24 di "sparo" per stagione.
30
X 24 = 720 ore di sparo.
Quanta
acqua sarà utilizzata?
720
X 500 = 360.000 tonnellate di acqua.
Oppure
14.400 TIR. Oppure un bacino pieno d'acqua di 1/2 kilometro di lunghezza,
per 90 metri di larghezza per 16 di altezza...
Quanto
è aggressivo un sistema di innevamento artificiale?
Moltissimo.
La rete si estende per chilometri e chilometri su e giù per le pendici:
migliaia di metri di tubi d'acciaio, cavi elettrici, tombini e orrende
protuberanze, come vi abbiamo provato nelle pagine indicate sopra.
Si
può fare un esempio dimensionale di un sistema di cannoni sparaneve?
Sì,
vi proponiamo un estratto dal web di una ditta specializzata. (Potete chiederci
maggiori informazioni su di essa se volete).
Secondo
gli imprenditori
"oggigiorno
é assolutamente necessario usare la generazione di neve artificiale
per le piste. Questo é il risultato di stagioni invernali con scarsità
di neve tanto quanto della maggiore aspettativa degli sciatori".
Ed ecco
le caratteristiche del loro gioiellino:
E'
nuovo impianto, completamente automatizzato, e composto da:
5
innevatori automatici;
42
innevatori su torre;
3
innevatori su braccio;
83
idranti automatici;
-relative
infrastrutture (chilometri di cavi elettrici e di tubazioni per l'aria
e l'acqua; un lago artificiale a quattro stazioni di pompaggio).
I
problemi generati da un sistema di innevamento artificiale sono quindi
tantissimi.
Riassumiamo
quelli che riteniamo più evidenti, e attendiamo vostre aggiunte
o indicazioni.
-depauperamento
delle falde acquifere (carenza di acqua per
uso potabile, sanitario, irriguo, antincendio, collassamento terreni. Chiedere
ai residenti di Cesana Torinese - che peraltro sono favorevoli alla "olimpiadi"
- cosa significa trovarsi senz'acqua e con i camion della protezione civile
che la portano in cisterna...perchè quella della sorgente viene
sparata!)
-impoverimento
dei corsi d'acqua (carenze di cui sopra, aumento
concentrazione di inquinanti civili - fogne -, agricoli, industriali).
-inquinamento
atmosferico (locale - scarichi dei compressori
diesel - o dislocato - dove l'energia assorbita viene prodotta)
-inquinamento
acustico (i 7 bar di pressione richiesti alla bocca di uscita di ogni cannone
provocano un rumore intenso e continuativo: disturbo alla quiete pubblica,
disturbo alla fauna selvatica)
-indebolimento
della costituzione manto erboso (da pressione
- la neve artificiale è più compatta di quella naturale -,
da carenza di ossigeno, da maggior durata del periodo "al buio", da agenti
chimici eventualmente presenti nell'acqua); per tutto ciò l'erba
resiste meno agli agenti atmosferici e perde le capacità di trattenuta:
la pioggia dei temporali estivi ed autunnali porta via sempre più
materiale: dilavamento. Rischi idrogeologici.
-avvelenamento
delle falde acquifere (da olii e grassidi
lubrificazione; da agenti chimici eventualmente presenti nell'acqua,
essenzialmente sali: questo punto è ancora da provare, sono in corso
diversi studi indipendenti, ma critiche pesanti agli additivi si sollevano
in Svizzera e Stati Uniti, principale accusato: lo Snomax, prodotto di
un'industria inglese ora acquistata dalla Eastman Kodak Co., uno dei maggiori
sponsor olimpici peraltro).
-distruzione
di piante, tappeto erboso, radici di alberi e di flora in generale,
disturbo della quiete della fauna selvativa (i lavori di realizzazione
della rete sono particolarmente intrusivi - si scavano trincee per decine
di chilometri su e giù per prati e boschi, si stendono chilometri
di tubi di plastica, acciaio e gomma, il tutto con ruspe e macchinari rumorosi/inquinanti).
danno
paesaggistico: sporgenze dei cannoni (da 1
a 4,5 metri) in inverno come in tutte le altre stagioni.
consumo
energetico: spesso l'azione notturna dei cannoni
è illuminata da potenti fari. (Sono stati segnalate illuminazioni
anche durante il giorno).
-E
poi, se consideriamo le tendenze nivometereologiche della Valle di Susa
e Chisone con "l'aiuto" della Regione Piemonte e delle sue cartografia
e statistiche, ci accorgiamo che nevica sempre meno giorni all'anno e con
minori quantità: l'acqua piovana segue lo stesso andamento; il tutto
è condito dal problema della temperatura che si innalza costantemente.
Di
sicuro questi aspetti NON sono stati considerati nella giusta proporzione
dai promotori olimpici. Un altro colpo alla loro credibilità. Un'altra
firma di superficialità. E per saperne di più passa alla
divertente pagina del convegno cui abbiamo partecipato seguendo
questo link
Ma
vediamo ora cosa ne dicono proprio loro, gli organizzatori
delle olimpiadi di Torino 2006 (vi abbiamo sottolineato le parti più
ghiotte).
"Come
si prepara la pista per una gara di sci. Torino 2006, 9 giugno 2004.
http://www.torino2006.org/passione/rubrica.php?idm=100199&idcom=110385&pag=3&keysec=&montharg=
Mercoledì
9 Giugno 2004:
La
preparazione di una pista da sci comporta un enorme lavoro da parte di
uomini e mezzi
Per
prima cosa vengono pianificate azioni mirate sul territorio, da effettuarsi
a monte dell’innevamento, in modo da rendere morfologicamente perfetta
l’area interessata. Grazie ai nuovi macchinari a disposizione è
ormai possibile modificare completamente una parte di montagna e plasmarla
in base alle esigenze. Ci sono gli interventi edili meccanici, nel
corso dei quali si procede al livellamento del terreno e all'asportazione,
allo smussamento o alla copertura del suolo. In questo caso si utilizzano
pesanti macchine da cantiere come scavatrici meccaniche e bulldozer.
Poi si devono livellare i tracciati. Per livellamento dei tracciati
s'intende la realizzazione di un profilo di tracciato simile a una via.
Questa
operazione è finalizzata a realizzare piste con le necessarie caratteristiche
di larghezza e sicurezza, oppure per facilitare le discese attraverso passaggi
ripidi. Vi è poi l'asportazione di singole gobbe o il minamento
di massi o lastroni di roccia, azioni definite di "eliminazione di elementi
del suolo". Una volta preparato il suolo si passa alla neve.
Tecniche
di innevamento
Anche
quando l’innevamento naturale è di ottimo livello, le piste vanno
curate e preparate. Soprattutto se su una particolare pista vi si deve
disputare una gara importante. Grazie alle nuove tecnologie a disposizione,
è oggi possibile realizzare tracciati di ogni tipo e per ogni gusto.
Al
trasporto di neve per mezzo di camion si è sostituito, o almeno
abbinato, l’utilizzo dei cannoni per l’innevamento artificiale. In
natura i cristalli di neve si formano solo quando si verifica la presenza
contemporanea di basse temperature, umidità dispersa nell'atmosfera
e nuclei di congelamento. Dal momento che le condizioni di temperatura
sono difficilmente modificabili, le uniche condizioni su cui si può
intervenire per produrre neve artificiale, sono l'umidità dell'aria
e la presenza di nuclei di congelamento.
L'umidità
dell'aria è dunque il fattore predominante nella produzione di neve
artificiale. Per questo l'approvvigionamento idrico nei sistemi di innevamento
è generalmente garantito mediante la costruzione di apposite vasche
di raccolta. L'impiego dell'acqua deve essere pianificato a livello
di bacino, per consentirne un uso ottimale anche in periodi di scarse precipitazioni.
Mediamente,
infatti, il consumo di acqua impiegata per la produzione di neve artificiale
è pari a 220 litri ogni metro quadrato di superficie innevata.
I sistemi di produzione di neve artificiale devono garantire la nebulizzazione
dell'acqua in gocce di dimensioni adeguate e la loro espulsione a una distanza
tale che, con la ricaduta al suolo, siano in grado di solidificare completamente
trasformandosi in cristalli di neve.
Sono
due i tipi principali di sistemi per l'innevamento artificiale:
·
Bassa pressione
L’acqua
nebulizza passando attraverso una serie di ugelli di piccolo diametro,
disposti in una o più corone concentriche. L'acqua è in pressione
e la nebulizzazione viene favorita da una certa quantità d'aria
compressa proveniente da un compressore presente nel sistema. Le gocce
così formatesi vengono espulse all’esterno grazie a una grande ventola
che ha la potenza necessaria a lanciarle alla distanza desiderata.
·
Alta pressione
In
questo secondo caso la nebulizzazione è ottenuta mediante il passaggio
di una miscela di acqua e di aria fortemente compressa attraverso un ugello
di emissione. L'espansione dell'aria compressa alla pressione atmosferica
determina un sensibile raffreddamento dell'acqua, che permette di produrre
neve artificiale a temperature superiori rispetto al sistema a bassa pressione.
Per
realizzare un pista dura, che “tiene”, nell’acqua con cui si realizza la
neve artificiale e in quella con cui vengono bagnate le piste per favorire
le gelate notturne, sono disciolte sostanze che ne aumentano le proprietà
di congelamento.
Le
proteine della parete cellulare di numerosi batteri sono caratterizzate
da notevoli proprietà, favoriscono il congelamento ottimale dell'acqua
anche a temperature prossime agli 0°C. Questi batteri sono presenti
comunemente in natura su differenti specie vegetali. Le cellule vengono
quindi liofilizzate per essere poi impiegate come additivi da disciogliere
nell’acqua.
A
questo punto intervengono uomini e mezzi: è il momento di battere
la pista con i gatti delle nevi in modo da rendere il fondo duro e omogene".
Per
sentire un'altra campana, sentiamo cosa sostiene la Regione Val d'Aosta
sul suo web http://www.regione.vda.it/territorio/environment/200218/2002-18_12.ASP
il 14 aprile 2005.
L'INNEVAMENTO
ARTIFICIALE
di
Michele Freppaz e Ermanno Zanini L'industria della neve ha bisogno della
materia prima; se la meteorologia non aiuta, occorre produrla artificialmente.
Vediamo come e con quali problemi.
Durante gli ultimi decenni, nella maggior parte dei comprensori sciistici,
si sono effettuati notevoli investimenti per costruire ed ampliare le piste
da sci e realizzare impianti di risalita sempre più sicuri e veloci.
Questi investimenti possono dare i propri frutti soltanto in presenza di
un adeguato innevamento e perciò sempre più diffusi sono
gli impianti per la produzione di neve artificiale.
Il
primo impiego dell'innevamento programmato viene fatto risalire all'inverno
1948, in Connecticut (USA), grazie all'intraprendenza di W. Schoenknecht,
gestore di una stazione sciistica il quale, per ovviare alla mancanza di
neve, decise di trasportare sulle piste da sci circa 500 tonnellate di
ghiaccio che, opportunamente lavorate, permisero la pratica dello sci per
circa due settimane (Erickson, 1980). I costi si erano rivelati però
elevatissimi e, nell'inverno successivo, grazie all'aiuto di alcuni amici,
Schoenknecht presentò un primo prototipo di macchinario per la produzione
di neve artificiale che, dopo numerosi collaudi, diventò perfettamente
operativo nel 1950.
Da
allora le tecniche per produrre neve artificiale si sono evolute ed attualmente
esistono numerose imprese specializzate in progettazione e realizzazione
di impianti per l'innevamento.
In
natura i cristalli di neve si formano solo quando si verifica la presenza
contemporanea di basse temperature, umidità dispersa nell'atmosfera
e nuclei di congelamento. In ambiente aperto le condizioni di temperatura
sono difficilmente modificabili, perciò le uniche condizioni su
cui si può intervenire per produrre neve artificiale sono l'umidità
dell'aria e la presenza di nuclei di congelamento.
L'umidità
dell'aria è quindi un fattore fondamentale per la produzione di
neve artificiale e l'approvvigionamento idrico nei sistemi di innevamento
è generalmente garantito mediante la costruzione di apposite vasche
di raccolta. L'impiego dell'acqua deve essere attentamente pianificato
a livello di bacino per consentirne un uso ottimale anche in periodi di
scarse precipitazioni. Occorre tenere presente che in media il consumo
specifico di acqua impiegata per la produzione di neve artificiale durante
la stagione invernale risulta pari a 220 litri ogni m2 di superficie innevata.
La
neve naturale si forma a partire da gocce d'acqua che nell'atmosfera vengono
in contatto con nuclei di congelamento, costituiti prevalentemente da particelle
di argilla, per formare granuli di ghiaccio. La sublimazione del vapore
acqueo presente nelle nubi sui granuli di ghiaccio origina i cristalli
di neve. Temperatura e grado di umidità danno ai cristalli di neve
naturale forme infinitamente varie.
La
neve artificiale si forma prevalentemente da acqua in forma liquida ed
è generalmente costituita da cristalli arrotondati. La sua densità
è generalmente elevata e compresa fra 360 e 450 kgm-3 nell'80% dei
casi, valori superiori alla densità media della neve naturale appena
caduta, compresa fra 100 e 200 kgm-3.
Una
volta al suolo la neve naturale si trasforma in relazione alle condizioni
ambientali, secondo processi detti di metamorfismo. La neve artificiale,
invece, si evolve poco, se non per la formazione di legami tra i cristalli,
dovuti al congelamento dell'acqua interstiziale.
I
sistemi di produzione di neve artificiale devono garantire la nebulizzazione
dell'acqua in gocce di dimensioni adeguate e la loro espulsione ad una
distanza tale che, con la ricaduta al suolo, siano in grado di solidificare
completamente.
Attualmente
esistono due tipi principali di sistemi per l'innevamento programmato:
1.
sistema a bassa pressione
Con
questo sistema la nebulizzazione dell'acqua viene ottenuta mediante il
passaggio attraverso una serie di ugelli di ridotto diametro, disposti
in una o più corone concentriche. L'acqua è in pressione
e la nebulizzazione viene favorita mediante una certa quantità d'aria
compressa fornita da un piccolo compressore presente nel sistema. L'espulsione
delle gocce è ottenuta mediante l'impiego di una grande ventola
in grado di produrre una corrente d'aria sufficiente al trasporto delle
gocce a grande distanza;
2.
sistema ad alta pressione.
La
nebulizzazione dell'acqua è qui ottenuta mediante il passaggio attraverso
un ugello di emissione di una miscela di acqua e di aria fortemente compressa.
L'espansione dell'aria compressa alla pressione atmosferica determina un
sensibile raffreddamento dell'acqua che permette di produrre neve artificiale
a temperature superiori rispetto al sistema a bassa pressione.
Meccanismi
di controllo computerizzato garantiscono a questi sistemi la migliore resa
produttiva in relazione a umidità, temperatura e velocità
del vento.
La
produzione di neve artificiale è quindi caratterizzata da un elevato
costo energetico, perciò ogni tecnica economicamente vantaggiosa
e che consenta la produzione di neve in un ampio intervallo di temperatura
è di notevole interesse per l'industria dello sci.
Come
descritto in precedenza, i cristalli di neve naturale normalmente si formano
attorno a nuclei di congelamento su cui le molecole d'acqua possono condensarsi.
Queste particelle sono indispensabili per la formazione dei cristalli di
neve; l'acqua distillata, priva di impurità, può infatti
rimanere allo stato liquido anche ad una temperatura di -40°C, secondo
un fenomeno detto di sopraffusione. L'incremento del numero di nuclei di
congelamento può determinare un aumento delle rese produttive di
neve artificiale e tale principio è alla base dell'impiego di additivi
quali le proteine batteriche. Studiosi americani agli inizi degli anni
'70 (Maki et al., 1974) hanno infatti evidenziato come le proteine della
parete cellulare di numerosi batteri, quali lo Pseudomonas syringae, siano
caratterizzate da notevoli proprietà di nucleazione, favorendo il
congelamento ottimale dell'acqua anche a temperature prossime agli 0°C.
Questi batteri sono presenti comunemente in natura su differenti specie
vegetali quali frumento, avena e orzo e le loro cellule liofilizzate sono
attualmente impiegate come additivi nella produzione di neve artificiale.
Si tratta di prodotti generalmente commercializzati in pellets, che vengono
disciolti nell'acqua destinata alla produzione della neve artificiale (Kocak
& van Gemert, 1988). L'impiego di questi additivi consente di ottenere
una maggiore quantità di neve a parità di input energetico.
La neve prodotta risulta inoltre più leggera e lavorabile.
Indagini
condotte negli Stati Uniti ed in altre nazioni non sembrano evidenziare
effetti collaterali nell'impiego di questi additivi (e.g. Goodnow et al.,
1990) ed attualmente circa la metà dei comprensori sciistici in
Nord America li utilizza. Particolare attenzione deve essere comunque data
agli effetti sull'ambiente di questi prodotti, in particolare sul lungo
periodo.
La
composizione chimica della neve artificiale, oltre che dall'impiego di
additivi, dipende anche dal tipo di acqua impiegata nella produzione. Numerosi
studi hanno evidenziato in genere una maggiore concentrazione di ioni nella
neve artificiale rispetto a quella naturale (Rixen et al., 2001). L'immissione
di notevoli quantità di elementi nutritivi durante il disgelo primaverile
può influenzare la qualità dei suoli (Freppaz et al., 2001),
delle acque e la distribuzione delle specie vegetali. Gli effetti dello
scioglimento del manto nevoso possono essere più rilevanti nei primi
giorni del disgelo. Esperienze di laboratorio ed in pieno campo hanno infatti
evidenziato come il 50-80% degli elementi nutritivi presenti nel manto
nevoso sia rilasciato nel primo 30% delle acque di scioglimento (Johannessen
& Henriksen, 1978).
Studi
condotti in Svizzera (Wipf et al., 2001) hanno evidenziato un maggior contenuto
di nutrienti nella vegetazione delle piste da sci innevate artificialmente
ed una maggiore presenza di leguminose. Sul breve periodo non è
però emerso alcun effetto sulla germinazione delle specie vegetali
(Jones & Devarennes, 1995). La maggiore presenza di neve nelle piste
innevate artificialmente può però far ritardare lo scioglimento
del manto nevoso (Rixen et al., 2001) e di conseguenza la ripresa vegetativa.
Sono
sempre più numerosi gli studi condotti sull'impatto ambientale dell'innevamento
programmato, ad evidenziare il crescente interesse del mondo scientifico
e degli stessi gestori delle stazioni sciistiche. Anche in Valle d'Aosta
è sempre maggiore l'attenzione verso un utilizzo sostenibile dell'innevamento
artificiale, il cui impiego, come dimostrano i recenti eventi climatici,
appare sempre più importante per garantire l'apertura dei comprensori
sciistici. Il suo razionale impiego, insieme agli interventi eseguiti sulle
piste da sci, possono contribuire ad uno sviluppo sostenibile dell'industria
della neve in ambiente alpino. L'attenzione alle problematiche ambientali
deve costituire un importante elemento di valutazione per l'attribuzione
di un marchio di qualità ai comprensori sciistici, sul modello americano
del Sustainable Slopes (www.nsaa.org/environ/index.asp).
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Sciistici e la Gestione del Manto Nevoso. Comunità Montana Walser
(ed.). Gaby(AO), 3 Febbraio 2001
Wipf
S., Rixen C., Schudel K. & Stockli V. (2001): Ski piste vegetation
under artificial and natural snow: biodiversity and species characteristics.
Atti Convegno I Comprensori Sciistici e la Gestione del Manto Nevoso. Comunità
Montana Walser (ed.). Gaby (AO), 3 Febbraio 2001
Ringraziamenti
Si
ringraziano l'Istituto Federale per lo Studio della Neve e delle Valanghe
(Davos-CH) e la Monterosa Spa".
Sponsor,
fornitori.
Lo
sponsor olimpico Kodak
è stato per anni proprietario del marchio Snomax, quello del famoso
additivo che abbassa il punto di congelamento dell'acqua....per l'innevamento
artificiale. dal 1997 Snomax è stato acquistato da York Snow, una
società del gruppo York International.
E per
Torino 2006 la controllata francese York Neige si è aggiudicata
l'appalto da 20 miliardi di lire, bandito da Agenzia Torino 2006, per l'"Intervento:
I01-I02: Impianti di Innevamento Programmato "Alpette Sises" e "Anfiteatro"
Luogo di esecuzione SESTRIERE - SAUZE DI CESANA, Aggiudicatari: York Neige
s.a.s.". Fonte: http://www.agenziatorino2006.it/dwd/Cartel1.pdf, 14
aprile 2005.