L'innevamento artificiale danneggia l'ambiente. Prove.
indice click
 
Introduzione

Il mega comprensorio sciistico USA "Sunday River" converte ogni minuto 34.200 litri d'acqua in neve. (http://www.firsttracksonline.com/welcome2.htm). Una quantità che potrebbe riempire una piscina di 16 X 32 metri in due minuti...oppure coprire uno stadio di football americano con uno strato di 1 metro di neve in un'ora soltanto. 

Non c'è bisogno di andare così lontano, comunque: al comprensorio sciistico "Via Lattea", in Piemonte, provincia di Torino, fino al 2001 sostenevano d'avere uno dei maggiori sistemi di cannoni al mondo (950 circa). Poi sono arrivati i "giochi olimpici", finanziati per migliaia di miliardi dallo stato italiano, che hanno permesso negli ultimi 4 anni (2001-2005) un aumento incredibile del numero di cannoni, delle aree innevate artificialmente, dei bacini (anch'essi artificiali) e dei danni all'ambiente, passati presenti e futuri.

Sulle pagine di questo sito potete vedere con i vostri occhi gli impatti causati dai cantieri di alcuni impianti olimpici di innevamento: Cesana Torinese e Sauze d'Oulx, costati rispettivamente 15 e 10 miliardi di lire. (Il totale degli "investimenti" per la neve artificiale nella zona della Via Lattea, giustificato ufficialmente dalle "olimpiadi" e in servizio ad un gestore privato ben individuabile, la Sestrieres S.p.A., ammonta a 71 miliardi di lire, cfr. http://www.agenziatorino2006.it/dwd/Cartel1.pdf, 14 aprile 2005). 
Lo stesso gestore ammette l'incremento dell'innevamento artificiale: sul sito www.vialattea.it/it/novita_tecniche.html, il giorno 14 aprile 2005 si trova

"[...] INNEVAMENTO PROGRAMMATO

- 35km di nuove linee di innevamento programmato negli ultimi due anni
- 7 nuovi bacini di accumulo [...]".


I danni causati dall'innevamento artificiale o programmato.

L''innevamento artificiale è "responsabile" di consistenti danni all'ambiente e la situazione d'oggi non durerà a lungo. La neve artificiale può infatti essere considerata un ottimo prototipo di sviluppo non sostenibile: essa, di fronte al mutamento irreversibile delle condizioni meteonivologiche (sempre meno neve, sempre meno giorni di neve) è divenuta paravento e palliativo per i devastatori della montagna. 

Perchè paravento: 
perchè con la neve dei cannoni si genera la convinzione che tutto sia come una volta: si riesce ancora a far sciare un alto numero di persone, in parallelo con l'inevitabile innalzamento della quota di partenza degli impianti di risalita (in basso non c'è neve) e con la loro inarrestabile corsa al semprepiùveloce-semprepiùcarichi. In realtà senza neve artificiale le pendici montane appaiono ogni anno più marroni e secche. 

Perchè palliativo: 
la situazione è transitoria e destinata a durare pochi anni; infatti (nonostante riescano con media controllati ad arginare gli effetti del mutamento climatico), i distruttori contribuiscono ad aggravare gli scompensi ambientalo: non solo l'innevamento artificiale prolunga innaturalmente la durata delle nevi (con il manto erboso che, con meno giorni in superficie, si indebolisce perdendo buona parte della sua azione di freno al dilavamento)... non solo richiede un altissimo dispendio di energia elettrica, non solo inquina "grazie" ai suoi compressori diesel, non solo genera un notevole inquinamento acustico con ripercussioni sulla fauna selvatica.... ma sopratutto il sistema/rete dei cannoni prosciuga le falde acquifere, svuota i corsi d'acqua lasciandovi scorrere virtualmente solo più i reflui fognari... 

Cari devastatori, quando avrete finito l'acqua della Valle di Susa non potrete mica chiederla a Samaranch o a Rogge...

E come funzionano questi cannoni?

(Traduciamo e integriamo dall'inglese di alcuni siti di leaders del settore).

"Lì dove la natura non coopera fornendo neve naturale, i cannoni entrano in scena. Sono sufficienti acqua, energia elettrica, e temperature sotto gli zero gradi.Tecnicamente la neve è costituita da piccole particelle di ghiaccio. 
Quindi si usano macchine che convertono acqua in ghiaccio direttamente sul luogo interessato. I cannoni producono neve "spezzettando" l'acqua in tante piccole particelle, poi raffreddando l'acqua spingendole verso l'aria fredda, risolvendosi questo nel loro agglomerarsi e distribuirsi in neve sulla superficie. 
Perchè allora non spingere direttamente e semplicemente fuori l'acqua dai cannoni? 
Perchè l'acqua si espande quando si congela e perchè ha una alta temperatura di fusione. 

Temperatura di fusione significa che si può sfreddare circa mezzo litro d'acqua, diciamo da 18° a 17.5° oppure da 1° a 0.5° con un "costo energetico" di 1055 Joule, ma per convertire la stessa quantità d'acqua dallo stato liquido a 0° in ghiaccio alla stessa temperatura (0°), è necessaria un'energia calorica 144 volte superiore. 
Ecco che perciò una enorme quantità di calore deve essere "rimossa". 
Inoltre l'acqua può essere sfreddata ben al di sotto degli 0° e nonostante ciò rimanere allo stato liquido anche se "nucleata". 

Così, un cannone sparaneve compie un procedimento di 4 fasi: 

a) rompe l'acqua in piccole particelle b) raffredda l'acqua a 0° c) rimuove calore d) enuclea. 

Ecco i maggiori requisiti per produrre neve: 

Giganteschi quantitativi d'acqua: per coprire una superficie di 60 metri per 60 metri (1/2 campo da calcio) con una coltre di 15 centimetri di neve saranno necessari 566 metri cubi di neve o 283 metri cubi d'acqua. Cioè 283.000 litri d'acqua, oppure se volete 10 TIR pieni. 
La pressione dell'acqua deve inoltre essere attorno all'ordine dei 100 PSI (7 bar, molto rumore), e per produrla a tale livello sono necessari compressori potenti che assorbono una alta quantità di energia elettrica (inquinamento dislocato) o bruciano notevoli quantità di gasolio (inquinamento locale). 
Negli Stati Uniti molte aree sciistiche convertono 7.600 litri d'acqua al minuto in neve, anche se abbiamo visto sopra casi di gran lunga maggiori: comunque, per rifare degli esempi, sono praticamente 8 tonnellate al minuto o 500 tonnellate all'ora. Sempre per rimanere nel campo: un tir carico d'acqua ogni tre minuti. Proviamo un breve calcolo a base annua? 

Immaginiamo 30 giorni consecutivi 24 ore su 24 di "sparo" per stagione. 
30 X 24 = 720 ore di sparo. 

Quanta acqua sarà utilizzata? 
720 X 500 = 360.000 tonnellate di acqua.

Oppure 14.400 TIR. Oppure un bacino pieno d'acqua di 1/2 kilometro di lunghezza, per 90 metri di larghezza per 16 di altezza... 

Quanto è aggressivo un sistema di innevamento artificiale?

Moltissimo. La rete si estende per chilometri e chilometri su e giù per le pendici: migliaia di metri di tubi d'acciaio, cavi elettrici, tombini e orrende protuberanze, come vi abbiamo provato nelle pagine indicate sopra.

Si può fare un esempio dimensionale di un sistema di cannoni sparaneve? 
Sì, vi proponiamo un estratto dal web di una ditta specializzata. (Potete chiederci maggiori informazioni su di essa se volete). 

Secondo gli imprenditori 

"oggigiorno é assolutamente necessario usare la generazione di neve artificiale per le piste. Questo é il risultato di stagioni invernali con scarsità di neve tanto quanto della maggiore aspettativa degli sciatori". 
Ed ecco le caratteristiche del loro gioiellino: 
E' nuovo impianto, completamente automatizzato, e composto da: 

5 innevatori automatici; 
42 innevatori su torre; 
3 innevatori su braccio; 
83 idranti automatici; 
-relative infrastrutture (chilometri di cavi elettrici e di tubazioni per l'aria e l'acqua; un lago artificiale a quattro stazioni di pompaggio).


I problemi generati da un sistema di innevamento artificiale sono quindi tantissimi.
Riassumiamo quelli che riteniamo più evidenti, e attendiamo vostre aggiunte o indicazioni. 

-depauperamento delle falde acquifere (carenza di acqua per uso potabile, sanitario, irriguo, antincendio, collassamento terreni. Chiedere ai residenti di Cesana Torinese - che peraltro sono favorevoli alla "olimpiadi" - cosa significa trovarsi senz'acqua e con i camion della protezione civile che la portano in cisterna...perchè quella della sorgente viene sparata!) 

-impoverimento dei corsi d'acqua (carenze di cui sopra, aumento concentrazione di inquinanti civili - fogne -, agricoli, industriali).

-inquinamento atmosferico (locale - scarichi dei compressori diesel - o dislocato - dove l'energia assorbita viene prodotta) 

-inquinamento acustico (i 7 bar di pressione richiesti alla bocca di uscita di ogni cannone provocano un rumore intenso e continuativo: disturbo alla quiete pubblica, disturbo alla fauna selvatica) 

-indebolimento della costituzione manto erboso (da pressione - la neve artificiale è più compatta di quella naturale -, da carenza di ossigeno, da maggior durata del periodo "al buio", da agenti chimici eventualmente presenti nell'acqua); per tutto ciò l'erba resiste meno agli agenti atmosferici e perde le capacità di trattenuta: la pioggia dei temporali estivi ed autunnali porta via sempre più materiale: dilavamento. Rischi idrogeologici. 

-avvelenamento delle falde acquifere (da olii e grassidi lubrificazione;  da agenti chimici eventualmente presenti nell'acqua, essenzialmente sali: questo punto è ancora da provare, sono in corso diversi studi indipendenti, ma critiche pesanti agli additivi si sollevano in Svizzera e Stati Uniti, principale accusato: lo Snomax, prodotto di un'industria inglese ora acquistata dalla Eastman Kodak Co., uno dei maggiori sponsor olimpici peraltro). 

-distruzione di piante, tappeto erboso, radici di alberi e di flora in generale, disturbo della quiete della fauna selvativa (i lavori di realizzazione della rete sono particolarmente intrusivi - si scavano trincee per decine di chilometri su e giù per prati e boschi, si stendono chilometri di tubi di plastica, acciaio e gomma, il tutto con ruspe e macchinari rumorosi/inquinanti). 

danno paesaggistico: sporgenze dei cannoni (da 1 a 4,5 metri) in inverno come in tutte le altre stagioni. 

consumo energetico: spesso l'azione notturna dei cannoni è illuminata da potenti fari. (Sono stati segnalate illuminazioni anche durante il giorno). 

-E poi, se consideriamo le tendenze nivometereologiche della Valle di Susa e Chisone con "l'aiuto" della Regione Piemonte e delle sue cartografia e statistiche, ci accorgiamo che nevica sempre meno giorni all'anno e con minori quantità: l'acqua piovana segue lo stesso andamento; il tutto è condito dal problema della temperatura che si innalza costantemente. 

Di sicuro questi aspetti NON sono stati considerati nella giusta proporzione dai promotori olimpici. Un altro colpo alla loro credibilità. Un'altra firma di superficialità. E per saperne di più passa alla divertente pagina del convegno cui abbiamo partecipato seguendo questo link
 
 

Ma vediamo ora cosa ne dicono proprio loro, gli organizzatori delle olimpiadi di Torino 2006 (vi abbiamo sottolineato le parti più ghiotte).

"Come si prepara la pista per una gara di sci. Torino 2006, 9 giugno 2004.

http://www.torino2006.org/passione/rubrica.php?idm=100199&idcom=110385&pag=3&keysec=&montharg=
 Mercoledì 9 Giugno 2004: 

La preparazione di una pista da sci comporta un enorme lavoro da parte di uomini e mezzi

Per prima cosa vengono pianificate azioni mirate sul territorio, da effettuarsi a monte dell’innevamento, in modo da rendere morfologicamente perfetta l’area interessata. Grazie ai nuovi macchinari a disposizione è ormai possibile modificare completamente una parte di montagna e plasmarla in base alle esigenze. Ci sono gli interventi edili meccanici, nel corso dei quali si procede al livellamento del terreno e all'asportazione, allo smussamento o alla copertura del suolo. In questo caso si utilizzano pesanti macchine da cantiere come scavatrici meccaniche e bulldozer. Poi si devono livellare i tracciati. Per livellamento dei tracciati s'intende la realizzazione di un profilo di tracciato simile a una via. 

Questa operazione è finalizzata a realizzare piste con le necessarie caratteristiche di larghezza e sicurezza, oppure per facilitare le discese attraverso passaggi ripidi. Vi è poi l'asportazione di singole gobbe o il minamento di massi o lastroni di roccia, azioni definite di "eliminazione di elementi del suolo". Una volta preparato il suolo si passa alla neve.

 Tecniche di innevamento 

Anche quando l’innevamento naturale è di ottimo livello, le piste vanno curate e preparate. Soprattutto se su una particolare pista vi si deve disputare una gara importante. Grazie alle nuove tecnologie a disposizione, è oggi possibile realizzare tracciati di ogni tipo e per ogni gusto. Al trasporto di neve per mezzo di camion si è sostituito, o almeno abbinato, l’utilizzo dei cannoni per l’innevamento artificiale. In natura i cristalli di neve si formano solo quando si verifica la presenza contemporanea di basse temperature, umidità dispersa nell'atmosfera e nuclei di congelamento. Dal momento che le condizioni di temperatura sono difficilmente modificabili, le uniche condizioni su cui si può intervenire per produrre neve artificiale, sono l'umidità dell'aria e la presenza di nuclei di congelamento.

 L'umidità dell'aria è dunque il fattore predominante nella produzione di neve artificiale. Per questo l'approvvigionamento idrico nei sistemi di innevamento è generalmente garantito mediante la costruzione di apposite vasche di raccolta. L'impiego dell'acqua deve essere pianificato a livello di bacino, per consentirne un uso ottimale anche in periodi di scarse precipitazioni. Mediamente, infatti, il consumo di acqua impiegata per la produzione di neve artificiale è pari a 220 litri ogni metro quadrato di superficie innevata. I sistemi di produzione di neve artificiale devono garantire la nebulizzazione dell'acqua in gocce di dimensioni adeguate e la loro espulsione a una distanza tale che, con la ricaduta al suolo, siano in grado di solidificare completamente trasformandosi in cristalli di neve. 

Sono due i tipi principali di sistemi per l'innevamento artificiale:

 · Bassa pressione

 L’acqua nebulizza passando attraverso una serie di ugelli di piccolo diametro, disposti in una o più corone concentriche. L'acqua è in pressione e la nebulizzazione viene favorita da una certa quantità d'aria compressa proveniente da un compressore presente nel sistema. Le gocce così formatesi vengono espulse all’esterno grazie a una grande ventola che ha la potenza necessaria a lanciarle alla distanza desiderata. 

· Alta pressione

 In questo secondo caso la nebulizzazione è ottenuta mediante il passaggio di una miscela di acqua e di aria fortemente compressa attraverso un ugello di emissione. L'espansione dell'aria compressa alla pressione atmosferica determina un sensibile raffreddamento dell'acqua, che permette di produrre neve artificiale a temperature superiori rispetto al sistema a bassa pressione. Per realizzare un pista dura, che “tiene”, nell’acqua con cui si realizza la neve artificiale e in quella con cui vengono bagnate le piste per favorire le gelate notturne, sono disciolte sostanze che ne aumentano le proprietà di congelamento. 

Le proteine della parete cellulare di numerosi batteri sono caratterizzate da notevoli proprietà, favoriscono il congelamento ottimale dell'acqua anche a temperature prossime agli 0°C. Questi batteri sono presenti comunemente in natura su differenti specie vegetali. Le cellule vengono quindi liofilizzate per essere poi impiegate come additivi da disciogliere nell’acqua.

 A questo punto intervengono uomini e mezzi: è il momento di battere la pista con i gatti delle nevi in modo da rendere il fondo duro e omogene".


Per sentire un'altra campana, sentiamo cosa sostiene la Regione Val d'Aosta sul suo web http://www.regione.vda.it/territorio/environment/200218/2002-18_12.ASP il 14 aprile 2005.
 

L'INNEVAMENTO ARTIFICIALE
di Michele Freppaz e Ermanno Zanini L'industria della neve ha bisogno della materia prima; se la meteorologia non aiuta, occorre produrla artificialmente. Vediamo come e con quali problemi. 
 

   Durante gli ultimi decenni, nella maggior parte dei comprensori sciistici, si sono effettuati notevoli investimenti per costruire ed ampliare le piste da sci e realizzare impianti di risalita sempre più sicuri e veloci. Questi investimenti possono dare i propri frutti soltanto in presenza di un adeguato innevamento e perciò sempre più diffusi sono gli impianti per la produzione di neve artificiale.
Il primo impiego dell'innevamento programmato viene fatto risalire all'inverno 1948, in Connecticut (USA), grazie all'intraprendenza di W. Schoenknecht, gestore di una stazione sciistica il quale, per ovviare alla mancanza di neve, decise di trasportare sulle piste da sci circa 500 tonnellate di ghiaccio che, opportunamente lavorate, permisero la pratica dello sci per circa due settimane (Erickson, 1980). I costi si erano rivelati però elevatissimi e, nell'inverno successivo, grazie all'aiuto di alcuni amici, Schoenknecht presentò un primo prototipo di macchinario per la produzione di neve artificiale che, dopo numerosi collaudi, diventò perfettamente operativo nel 1950.
Da allora le tecniche per produrre neve artificiale si sono evolute ed attualmente esistono numerose imprese specializzate in progettazione e realizzazione di impianti per l'innevamento.
In natura i cristalli di neve si formano solo quando si verifica la presenza contemporanea di basse temperature, umidità dispersa nell'atmosfera e nuclei di congelamento. In ambiente aperto le condizioni di temperatura sono difficilmente modificabili, perciò le uniche condizioni su cui si può intervenire per produrre neve artificiale sono l'umidità dell'aria e la presenza di nuclei di congelamento.
L'umidità dell'aria è quindi un fattore fondamentale per la produzione di neve artificiale e l'approvvigionamento idrico nei sistemi di innevamento è generalmente garantito mediante la costruzione di apposite vasche di raccolta. L'impiego dell'acqua deve essere attentamente pianificato a livello di bacino per consentirne un uso ottimale anche in periodi di scarse precipitazioni. Occorre tenere presente che in media il consumo specifico di acqua impiegata per la produzione di neve artificiale durante la stagione invernale risulta pari a 220 litri ogni m2 di superficie innevata.
La neve naturale si forma a partire da gocce d'acqua che nell'atmosfera vengono in contatto con nuclei di congelamento, costituiti prevalentemente da particelle di argilla, per formare granuli di ghiaccio. La sublimazione del vapore acqueo presente nelle nubi sui granuli di ghiaccio origina i cristalli di neve. Temperatura e grado di umidità danno ai cristalli di neve naturale forme infinitamente varie. 
La neve artificiale si forma prevalentemente da acqua in forma liquida ed è generalmente costituita da cristalli arrotondati. La sua densità è generalmente elevata e compresa fra 360 e 450 kgm-3 nell'80% dei casi, valori superiori alla densità media della neve naturale appena caduta, compresa fra 100 e 200 kgm-3. 
Una volta al suolo la neve naturale si trasforma in relazione alle condizioni ambientali, secondo processi detti di metamorfismo. La neve artificiale, invece, si evolve poco, se non per la formazione di legami tra i cristalli, dovuti al congelamento dell'acqua interstiziale.
I sistemi di produzione di neve artificiale devono garantire la nebulizzazione dell'acqua in gocce di dimensioni adeguate e la loro espulsione ad una distanza tale che, con la ricaduta al suolo, siano in grado di solidificare completamente.
Attualmente esistono due tipi principali di sistemi per l'innevamento programmato:
1. sistema a bassa pressione
Con questo sistema la nebulizzazione dell'acqua viene ottenuta mediante il passaggio attraverso una serie di ugelli di ridotto diametro, disposti in una o più corone concentriche. L'acqua è in pressione e la nebulizzazione viene favorita mediante una certa quantità d'aria compressa fornita da un piccolo compressore presente nel sistema. L'espulsione delle gocce è ottenuta mediante l'impiego di una grande ventola in grado di produrre una corrente d'aria sufficiente al trasporto delle gocce a grande distanza; 
2. sistema ad alta pressione.
La nebulizzazione dell'acqua è qui ottenuta mediante il passaggio attraverso un ugello di emissione di una miscela di acqua e di aria fortemente compressa. L'espansione dell'aria compressa alla pressione atmosferica determina un sensibile raffreddamento dell'acqua che permette di produrre neve artificiale a temperature superiori rispetto al sistema a bassa pressione.
Meccanismi di controllo computerizzato garantiscono a questi sistemi la migliore resa produttiva in relazione a umidità, temperatura e velocità del vento.
La produzione di neve artificiale è quindi caratterizzata da un elevato costo energetico, perciò ogni tecnica economicamente vantaggiosa e che consenta la produzione di neve in un ampio intervallo di temperatura è di notevole interesse per l'industria dello sci. 
Come descritto in precedenza, i cristalli di neve naturale normalmente si formano attorno a nuclei di congelamento su cui le molecole d'acqua possono condensarsi. Queste particelle sono indispensabili per la formazione dei cristalli di neve; l'acqua distillata, priva di impurità, può infatti rimanere allo stato liquido anche ad una temperatura di -40°C, secondo un fenomeno detto di sopraffusione. L'incremento del numero di nuclei di congelamento può determinare un aumento delle rese produttive di neve artificiale e tale principio è alla base dell'impiego di additivi quali le proteine batteriche. Studiosi americani agli inizi degli anni '70 (Maki et al., 1974) hanno infatti evidenziato come le proteine della parete cellulare di numerosi batteri, quali lo Pseudomonas syringae, siano caratterizzate da notevoli proprietà di nucleazione, favorendo il congelamento ottimale dell'acqua anche a temperature prossime agli 0°C. Questi batteri sono presenti comunemente in natura su differenti specie vegetali quali frumento, avena e orzo e le loro cellule liofilizzate sono attualmente impiegate come additivi nella produzione di neve artificiale. Si tratta di prodotti generalmente commercializzati in pellets, che vengono disciolti nell'acqua destinata alla produzione della neve artificiale (Kocak & van Gemert, 1988). L'impiego di questi additivi consente di ottenere una maggiore quantità di neve a parità di input energetico. La neve prodotta risulta inoltre più leggera e lavorabile.
Indagini condotte negli Stati Uniti ed in altre nazioni non sembrano evidenziare effetti collaterali nell'impiego di questi additivi (e.g. Goodnow et al., 1990) ed attualmente circa la metà dei comprensori sciistici in Nord America li utilizza. Particolare attenzione deve essere comunque data agli effetti sull'ambiente di questi prodotti, in particolare sul lungo periodo.
La composizione chimica della neve artificiale, oltre che dall'impiego di additivi, dipende anche dal tipo di acqua impiegata nella produzione. Numerosi studi hanno evidenziato in genere una maggiore concentrazione di ioni nella neve artificiale rispetto a quella naturale (Rixen et al., 2001). L'immissione di notevoli quantità di elementi nutritivi durante il disgelo primaverile può influenzare la qualità dei suoli (Freppaz et al., 2001), delle acque e la distribuzione delle specie vegetali. Gli effetti dello scioglimento del manto nevoso possono essere più rilevanti nei primi giorni del disgelo. Esperienze di laboratorio ed in pieno campo hanno infatti evidenziato come il 50-80% degli elementi nutritivi presenti nel manto nevoso sia rilasciato nel primo 30% delle acque di scioglimento (Johannessen & Henriksen, 1978). 
Studi condotti in Svizzera (Wipf et al., 2001) hanno evidenziato un maggior contenuto di nutrienti nella vegetazione delle piste da sci innevate artificialmente ed una maggiore presenza di leguminose. Sul breve periodo non è però emerso alcun effetto sulla germinazione delle specie vegetali (Jones & Devarennes, 1995). La maggiore presenza di neve nelle piste innevate artificialmente può però far ritardare lo scioglimento del manto nevoso (Rixen et al., 2001) e di conseguenza la ripresa vegetativa.
Sono sempre più numerosi gli studi condotti sull'impatto ambientale dell'innevamento programmato, ad evidenziare il crescente interesse del mondo scientifico e degli stessi gestori delle stazioni sciistiche. Anche in Valle d'Aosta è sempre maggiore l'attenzione verso un utilizzo sostenibile dell'innevamento artificiale, il cui impiego, come dimostrano i recenti eventi climatici, appare sempre più importante per garantire l'apertura dei comprensori sciistici. Il suo razionale impiego, insieme agli interventi eseguiti sulle piste da sci, possono contribuire ad uno sviluppo sostenibile dell'industria della neve in ambiente alpino. L'attenzione alle problematiche ambientali deve costituire un importante elemento di valutazione per l'attribuzione di un marchio di qualità ai comprensori sciistici, sul modello americano del Sustainable Slopes (www.nsaa.org/environ/index.asp).

Bibliografia
Erickson N. (1980): A short history of snowmaking. Ski area management 19(2): 31-32
Freppaz M., Scalenghe R. & Zanini E. (2001): Snow influence on nitrogen dynamics in alpine pedoenvironments. Atti Convegno I Comprensori Sciistici e la Gestione del Manto Nevoso. Comunità Montana Walser (ed.). Gaby (AO), 3 Febbraio 2001
Goodnow R.A., Harrison M.D., Morris J.D., Sweeting K.B. & Laduca R.J. (1990): Fate of Ice Nucleation-Active Pseudomonas syringae strains in alpine soils and waters and in synthetic snow samples. Applied & Environmental Microbiology: 2223-2227
Johannessen J. & Henriksen A. (1978): Chemistry of snow meltawater: changes in concentration during melting. Water Resources Research 14(4): 615-619
Jones H.G. & Devarennes G. (1995): The chemistry of artificial snow and its influence on the germination of mountain flora. In: Biogeochemistry of Seasonally Snow-Covered Catchments (Proceedings of a Boulder Symposium, July 1995). IAHS publ. n. 228
Kocak R. & van Gemert H. (1988): Man-made snow: Biotechnology assisting the skiing industry. Australian Journal of Biotechnology vol. 2 n.1: 37-38
Maki L.R., Galyan E.L., Chang-chien M. & Caldwell D.R. (1974): Ice nucleation induced by Pseudomonas syringae. Applied Microbiology. 28 (3): 456
Rixen C., Wipf S. & Stockli V. (2001): Environmental conditions under artificial snow: a field study in ten ski areas in Switzerland. Atti Convegno I Comprensori Sciistici e la Gestione del Manto Nevoso. Comunità Montana Walser (ed.). Gaby(AO), 3 Febbraio 2001
Wipf S., Rixen C., Schudel K. & Stockli V. (2001): Ski piste vegetation under artificial and natural snow: biodiversity and species characteristics. Atti Convegno I Comprensori Sciistici e la Gestione del Manto Nevoso. Comunità Montana Walser (ed.). Gaby (AO), 3 Febbraio 2001

Ringraziamenti
Si ringraziano l'Istituto Federale per lo Studio della Neve e delle Valanghe (Davos-CH) e la Monterosa Spa".
 

Sponsor, fornitori.

Lo sponsor olimpico Kodak è stato per anni proprietario del marchio Snomax, quello del famoso additivo che abbassa il punto di congelamento dell'acqua....per l'innevamento artificiale. dal 1997 Snomax è stato acquistato da York Snow, una società del gruppo York International.

E per Torino 2006 la controllata francese York Neige si è aggiudicata l'appalto da 20 miliardi di lire, bandito da Agenzia Torino 2006, per l'"Intervento: I01-I02: Impianti di Innevamento Programmato "Alpette Sises" e "Anfiteatro"  Luogo di esecuzione SESTRIERE - SAUZE DI CESANA, Aggiudicatari: York Neige  s.a.s.". Fonte: http://www.agenziatorino2006.it/dwd/Cartel1.pdf, 14 aprile 2005.

Indietro alla pagina iniziale
Scriveteci a nolimpiadi2006@iname.com

Comitato Nolimpiadi! 2006 ©