Torino, la superdotata.
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E allora parliamo di questa famosa garanzia di riutilizzo post-olimpico, parola d'ordine - dogma di primaria importanza per la propaganda del "movimento olimpico" (la prima è che i "giochi" convengono). 

Analizziamo, dati alla mano, la situazione degli impianti sportivi a Torino in vista delle "olimpiadi invernali el 2006".
I dati sono presi dalla comunicazione ufficiale del Comune di Torino del 2003 (cartellonistica di Piazza Solferino), dal sito internet dell'Agenzia Torino 2006, dal Toroc, dal dossier di candidatura dell'allora Comitato Promotore Torino 2006 (1999).
 
 

IMPIANTO
DOVE
COSTO NEL 1999
COSTO NEL 2003
COSA NEL 2006
COSA DOPO...
Palaghiaccio Corso Tazzoli Torino - Corso Tazzoli (Mirafiori) 16 miliardi 21,3 miliardi Allenamenti pattinaggio artistico e short-track Centro permanente sport su ghiaccio
Palaghiaccio Torino Esposizioni Torino -Torino Esposizioni 14 miliardi 15,5 miliardi Gare hockey ghiaccio Uso congressuale fieristico espositivo
Palavela Torino - Corso Unità d'Italia (Lingotto) 50 miliardi 91 miliardi Gare pattinaggio artistico e short-track "utilizzo in fase di definizione"
Palasport Hockey  Torino - Zona ex-stadio Comunale 105 miliardi 164 miliardi Gare hockey su ghiaccio Manifestazioni sportive, concerti, eventi, spettacoli
Oval  Torino - Ex-Fiat Avio (Lingotto) 140 miliardi 114 miliardi Gare pattinaggio velocità su ghiaccio Fiere, esposizioni oltre a sport su ghiaccio
Oltre a
Stadio Ghiaccio Pinerolo Pinerolo 10,6 miliardi 12,4 miliardi Gare Curling Palaghiaccio 
Stadio Ghiaccio Torre Pellice  Torre Pellice 5,7 miliardi 12,2 miliardi Allenamenti Hockey su Ghiaccio Palaghiaccio

Quindi, 
ad un costo pubblico complessivo di 406 miliardi di lire (325 nel 1999) il Comune di Torino erediterà 5 nuove strutture (o carissime ristrutturazioni) che andranno mantenute al costo di alcuni miliardi l'anno, in una città dove sorgevano già: 
l'enorme area del Lingotto Fiere (che, usando la loro terminologia, ospita fiere, esposizioni, eventi..), lo Stadio delle Alpi (sport), lo Stadio Comunale (sport, in ristutturazione pure lui), il Palasport Ruffini (sport, eventi, spettacoli, in ristrutturazione pure lui), il Palastampa (concerti, eventi, spettacoli), il Nuovo Stadio Filadelfia (sport, di prossima costruzione) e l'enorme, inutilizzato Palazzo del Lavoro di Italia '61 sempre in zona Lingotto, viva testimonianza del fallimento del gigantismo. Senza dimenticare che in zona Tazzoli, sempre in occasione dei lavori per i "giochi" verrà costruita una seconda Pista di Hockey (7,5 miliardi); senza dimenticare, ancora, che Torino 2006 e Comune di Torino spesero un paio di miliardi per la pista smontabile "Realice" di cui ultimamente si sono perse le tracce. Senza dimenticare la Nuova Biblioteca (in progettazione), altro progetto dalle dimensioni faraoniche.
E naturalmente, non potranno venirvi a dire che le strutture sportive del ghiaccio di Torino...verranno utilizzate anche da chi vive nelle valli vicine, siccome a Pinerolo e Torre Pellice verranno costruiti e ristrutturati i 2 stadi del ghiaccio...
Avete capito allora perchè, ad esempio, per l'impianto da 90 miliardi di lire "Palavela" - non potendo azzardare anche per "lui" un futuro per "spazi espositivi bla bla bla" - dichiarano che l'uso post-olimpico è "in fase di definizione"?. 

Centinaia di miliardi di lire pubblici bruciati per costruire edifici di cui non si sa cosa si farà in futuro. 
Con migliaia di famiglie che attendono da anni di arrivare all'assegnazione di alloggi d'edilizia popolare.
E complimenti allora alle Giunte Comunali e Provinciali che nonostante l'evidenza ritengono di esprimere valori di "centrosinistra". E complimenti, sopratutto, a tutti quelli che ci cascano ancora e continuano a votarli!

Se vi interessa, quello che segue è un articolo pubblicato su La Stampa - Torino e che spiega bene la storia di Palazzo Nervi/fallimento del gigantismo.
 

(Del 29/3/2002 Sezione: Torino cronaca Pag. 45)
 

CAPOLAVORI DELL´URBANISTICA DIMENTICATI 
Torino ha i Nervi a pezzi 
La città dedica una via in zona Lucento all´architetto di «Italia `61» Progettò l´altissima volta di Torino Esposizioni e il Palazzo del Lavoro Oggi le sue «creature» appaiono abbandonate ad un futuro incerto 
 
 

A Pier Luigi Nervi, Torino dedica una via in zona Lucento: iniziativa rispettabile della commissione di toponomastica presieduta da Mauro Marino, atto dovuto che onora un architetto di fama internazionale presente a Torino con due manufatti che testimoniano la qualità e l´intelligenza del medesimo. Diciamo pure: due capolavori. Capolavori di disegno e di ingegneria: la volta a botte di novanta metri di luce nel salone B di Torino Esposizioni (1947-1949) ed il Palazzo del Lavoro approntato con un gigantesco assemblaggio in meno di un anno. Il Palazzo del Lavoro (che sta dalla parte opposta del luogo in cui ci sarà la via dedicata all´architetto) rappresenta un punto focale nell´attività di Nervi e per Torino fu un magnifico fiore all´occhiello nella grandiosa riqualificazione della zona che conosciamo come «Italia `61». Purtroppo il tempo che, impiegato male, diventa il padre naturale del degrado, non ha giovato all´insieme delle strutture lasciate in eredità da quella incredibile kermesse che mobilitò talenti in ogni settore delle arti e delle scienze. Basta sostare qualche istante ai bordi del corso che porta fuori città per essere assaliti dalla malinconia: tanto lavoro lasciato alle ortiche (e non è la solita metafora). Più di tutto immalinconisce Palazzo Nervi, il cui gigantismo affascinava per la discreta leggerezza della struttura a cui dava brillantezza il felice, razionale ricamo di vetro e ferro. Ora ci appare una cattedrale isolata offesa dalle morsicature della ruggine e dalla trascuratezza degli uomini, meglio, delle istituzioni che si palleggiano responsabilità e problemi, a quanto pare, irrisolvibili. Che fare di questo monumento dell´architettura del XX secolo? Se vogliamo essere chiari, del gigante ferito nessuno sa cosa farne. Le cose stanno così: Palazzo Nervi appartiene al demanio ed è in vendita per la cifra valutata di 37 miliardi e mezzo di vecchie lire. Un parallelepipedo di Stato circondato da terreno del Comune, per cui fuori dal perimetro il demanio (o l´eventuale acquirente) non può piantare neppure una rosa. Dentro vi è un pezzo dell´Università ma la maggior parte dello spazio viene utilizzato per iniziative fieristiche da una società subentrata alla vecchia Gestar (fallita) che non paga affitti: da qui un contenzioso aperto (le notizie provengono dalla direzione del demanio di Torino) che potrebbe presto sfociare in una maxi-causa giudiziaria. Insomma, una situazione ingarbugliata. Ci sono gli studenti, ogni tanto c´è chi usa gli uffici (è stata la sede degli addetti al censimento), altri organizzano mostre ma ad ascoltare il «proprietario» nessuno versa una lira allo Stato che sarebbe felice di liberarsi di un peso (i costi di gestione sono enormi) a patto di trovare qualcuno, pubblico o privato, che voglia accollarselo. Ma all´orizzonte non si vede che ruggine perché è davvero difficile immaginare il modo di riutilizzare il contenitore. Per puro gusto dell´aneddoto, giacché in questa pagina scriviamo di Mollino, possiamo dire che Mollino l´aveva previsto. Mollino aveva presentato al concorso il progetto di un edificio ad arcata unica senza pilastri di sostegno della volta ma dovette cedere il passo a Nervi per questioni di tempi di realizzazione e di costi. Innervosito dallo smacco fece una previsione funesta: «Ti voglio vedere in quella gabbia di vetri arroventata dall´estate anche mettendo tutti i frangisole che vuoi e che Nervi non ha previsto; la voglio vedere la "monumentalità assira". E voglio vedere come sistemeranno la scuola a mostra chiusa, cosa che Nervi non si è sognato nemmeno di risolvere a dispetto della richiesta del Bando». Una tiritera purtroppo azzeccata. Dei resti della gloriosa «Italia `61» meglio lasciar perdere: non si è saputo neppure mantenere vitale la Monorotaia come emblema degli anni del boom economico, testimonianza di quel che sarebbero stati gli sviluppi della tecnologia. Ad aggiungere malinconia, l´incerto futuro di Torino-Esposizioni laboratorio, in passato, di non poche iniziative di risonanza nazionale poi regolarmente emigrate altrove. Sarebbe davvero un peccato che andasse perduta la struttura a volta nerviana indicata come esemplare in tutti i manuali, conseguenza di brevetti che fin da prima del conflitto bellico avevano posto l´architettura italiana e soprattutto l´ingegneria all´attenzione internazionale. Una struttura in ferro-cemento che permetteva la facile messa in opera di manufatti più leggeri del cemento armato. Fa proprio malinconia pensare che Torino sia vocata a sovrintendere ad un crescente numero di «vuoti» a perdere. 
PIER PAOLO BENEDETTO


Il nostro pensiero però, a leggere articoli come questo, non è del tipo "allora i nostri amministratori non hanno imparato la lezione" (nè "speriamo che la imparino per il futuro", che tanto oramai, arrivati alla fine del 2003, è troppo tardi).
No: molto più causticamente, gli amministratori se ne fregano delle conseguenze perchè il business è corposo e quando (se) i nodi arriveranno al pettine saranno passati anni e loro si scaricheranno addosso, come da copione, la colpa l'un l'altro, senza che salti fuori l'unica verità.

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