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sotto invece il testo che, con piccoli progressivi rimaneggiamenti, è
stato continuativamente online dal 1999.
Le dimensioni pazzesche e il danno ambientale.
Se
vi interessa, saperne di più, questa area da proteggere (proteggere,
non devastare selvaggiamente) è conosciuta anche come "Area boscata
tra Località Pourrieres e Laval", e viene così descritta
nella documentazione ufficiale: "3510.0 ha di superficie, area interamente
boscata, ospita una popolazione di Tetrao tetrix in costante riduzione
(censimenti 1987-1995). L'essenza arborea dominante è il Larix decidua,
con formazioni inserite nell'elenco nazionale dei boschi da seme. Importante
la presenza di notevoli esemplari di Pinus cembra, specie in espansione
naturale e costante, e un'area limitata di Pinus uncinata, su pietre verdi;
in questi ambienti si sta ampliando l'areale di Dryocopus martius" La zona
è inoltre a pochissima distanza dal Parco Naturale della Val Troncea
e da altri territori protetti Comunitari, come ad esempio il SICn IT1110069
"Sorgenti e Primo Tratto del Torrente Chisone".
Lo
Stato ha la certezza di realizzare un mostro inutile ed economicamente
ingestibile
L'impianto - che pagheremo coi nostri soldi decine di miliardi di lire (decine di milioni di Euro) - avrà una gestione dai costi inavvicinabili per il piccolo comune di Pragelato, che con poche centinaia di residenti attualmente vive con un bilancio annuale di appena 2 miliardi di lire. La spesa prevista per la manutenzione dello stadio sarebbe di circa 400 milioni di lire; dopo la settimana di gare delle olimpiadi non servirà mai più a nessuno e gli abitanti si troveranno, come è già successo altrove, a pagare maggiori tasse per anni. in Piemonte non esistono saltatori, in tutta Italia a fine 2001 erano 50...e per quei pochi atleti a livello nazionale esistono già il centro nazionale di Predazzo (Trentino), costruito per i mondiali di sci nordico del 1991, ed altri 3-4 impianti sotto/inutilizzati. E' quindi un controsenso nell'ottica - se anche la si volesse considerare - dell'analisi costi-benefici: anche colui che realizzò il progetto di massima nel 1998 concorda, l'impianto nascerebbe morto; altri dirigenti e gestori di beni pubblici- non piemontesi - concordano con noi. Questa immagine può aiutarvi a valutare meglio le dimensioni di queste schifezze rispetto ad un uomo...
Il selezionatore della squadra nazionale di salto, Sig. Giuseppe Falco, ha confermato questi dubbi in un’intervista all’ANSA del 27 novembre 2001, ve ne riportiamo alcuni stralci: “Giuseppe Falco, maestro dello sport del Coni, e' il selezionatore azzurro della squadra di salto con gli sci dal trampolino. Uno sport del quale onestamente si parla proprio poco. ''Una volta - dice Falco - ogni quattro anni…Abbiamo piu' societa' che impianti, anche se i numeri sono piccoli numeri''. Facciamoli. ''E' presto detto. Abbiamo cinquanta praticanti, che poi sono tutti i tesserati, ragazzi nati tra il '71 e il '91''. E' evidente che ci siano oggettive difficolta' a frenare la crescita di questa disciplina. ''Un grande limite alla diffusione della specialita' e' l' allenamento. L' unico impianto aperto tutti i giorni e' quello di Predazzo, grazie alla buona volonta' di parecchi enti: costa un milione al giorno, immaginate le difficolta'. E' chiaro che un ragazzo e' portato a scegliere altri sport, che ne so, l' hockey su ghiaccio, ma non il trampolino…. Esempio pratico: i ragazzi crescono e diventano grandi anche come sportivi poco alla volta, non si inventa nulla, alle spalle c'e' soltanto sudore, lavoro, sacrificio. Dai 12 ai 18 anni i ragazzi vanno a scuola, ma per allenarsi perdono 70-80 giorni di lezione all'anno: anche se tornano abbronzati, non vanno a divertirsi, per cui devono essere aiutati'' …poi il giornalista interviene e gli chiede In prospettiva, quando anche nel Nord Ovest ci saranno nuovi impianti, ci saranno meno problemi. ''Calma, calma. Intanto bisognera' formare tecnici sul posto: la situazione non ci permette piu' di distaccare persone in giro per l'Italia. E poi la mia idea resta quella di sempre: portiamo il trampolino a Torino, sara' sempre piu' facile che portare i ragazzi a Pragelato. Dobbiamo crescere nei centri urbani, almeno a livello di approccio, di fondamentali. Le capacita' coordinative si apprendono da giovani, cosi' come la tecnica. Detto questo, non dimentichiamo le distanze: avremo impianti nell' estremo nord-ovest e nell' estremo nord-est, con niente in mezzo. E le distanze restano considerevoli'' …” Allora, se anche gli esperti, i diretti interessati, gli specialisti (come ex atleti nazionali che ci hanno contattati) sono contrari, perchè costruirlo a tutti i costi? Perché forse costruendo trampolini giganti nasceranno nuovi bambini??? Dubitiamo fortemente della legittimita’ dell’intervento che Toroc e Agenzia Torino 2006 preparano e vogliono realizzare. L’impianto di Predazzo, in fase di ristrutturazione, ha un deficit di gestione di circa 360 milioni di lire l’anno (Fonte, articolo Ansa citato, dichiarazioni dell’Assessorato Sport Comune di Predazzo rese al nostro Comitato); L’impianto di Courchevel (olimpiadi di Albertville 1992) sarebbe dovuto costare secondo le previsioni, 61 milioni di franchi iva esclusa. In realtà, a cantieri conclusi, l’ammontare fu di 134 milioni di franchi iva esclusa, con un aumento quindi di più del 100%. Anche in conseguenza di queste cifre stratosferiche, la manutenzione dei trampolini costava, nel 1994, 1.257.000 Franchi francesi, circa 400 milioni di lire l’anno. E guarda caso, il Dipartimento della Savoia dovette andare in soccorso del comune accollandosi metà delle spese, ovviamente sempre e comunque pubbliche. Sulla gestione di quello stadio ci sono poi delle storielle interessanti e un po’ a “tinte gialle”: la Corte dei conti francese ha scoperto la mancanza, nel bilancio comunale del 1995, delle voci di spesa relative proprio ai trampolini, chissà perché… Poi, il rapporto generale dopo la manifestazione del 1992, a cura dei revisori del Comitato Organizzatore, indicava il Comune di Saint Bon Courchevel come “uno di quelli in cui la situazione finanziaria si era deteriorata a causa dell’assunzione di impegni economiciaccelerati, o per la facilità di spese di equipaggiamenti…corrispondenti a delle strategie locali autonome che avevano cercato di beneficiare delle opportunità olimpiche…Saint Bon presenta ormai dei segni preoccupanti legati al suo indebitamento ed alle incertezze del contenzioso”. (Chambre Regional des comptes – CRC Rhone Alpes, Lettre d’observations de gestion de CRC, 10 luglio 2000). Ma c’è di più: La “Carta Olimpica” permette di disputare le gare in nazioni confinanti A Nolimpiadi! questo dato non interessa, siccome sostiene che i “giochi” non debbano essere disputati né oggi, né domani, né in Italia, né in Francia…né ovunque. Ma agli abitanti di Pragelato, ai turisti della Valle Chisone, ai frequentatori della montagna, a chiunque si senta ancora un po’ onesto dentro (non pretendiamo che si sentano così coloro che in nome di dio denaro e di re potere calpestano ogni principio e diritto) dicevamo, a tutte queste persone non può restare indifferente che la Carta Olimpica, la “costituzione del CIO” (che è anche parte integrante del contratto firmato dal Toroc), dia questa possibilità ai Comitati Organizzatori: l’impianto a Courchevel, in Francia, a 2 ore di strada da Torino - quindi 60 soli minuti più distante di Pragelato – è l'impianto utilizzato per Albertville 1992. Gente, aprite gli occhi! Ora, nonostante e questi dati numerici che ripetiamo dal 1998, chi muove i fili del business invernale insiste con la incredibile scelta di costruire lo stadio, dando prova di un'arroganza culturale ed etica da guinness dei primati: insistere su Pragelato dimostra ancora di più, se ce n’era bisogno, che queste costruzioni non hanno legami con lo sport, si tratta di puri affari dedicati a profittare sulle risorse ambientali di tutti e a pesare sulle imposte pubbliche. Questa è la zona di Pragelato - Soucheres Hautes - 1998, vista dalla zona del Colle delle Finestre. E
così potrebbe presentarsi a cantieri finiti...(ipotesi sulla base
dei progetti "Torino 2006"- candidatura) e tenete conto che è un
nostro disegno del 1998 in cui abbiamo rappresentato solo 2 dei 5 trampolini.
“La
recinzione dell’area complessiva e l’apertura delle piste di lavorazione
interne al cantiere…potranno innescare alcuni danneggiamenti alla vegetazione
limitrofa e determinare la produzione di rumori e di polveri dovuti
all’azione dei mezzi d’opera: tali impatti potrebbero arrecare
disturbo, seppur limitato nel tempo, alla vegetazione, alla fauna e all’uomo.
Il
via vai dei mezzi d’opera, anche all’esterno dell’area di cantiere,
in accesso e in uscita, sommato al traffico locale pregresso, potrebbe
peggiorare le condizioni della viabilità di valle in un
tratto già sottoposto a altre misure di intervento, rischiando
di mettere in crisi, sia pure per contenuti periodi, la comunità
locale”.
(Toroc: Studio di Fattibilità, maggio 2001, pag. 38). Impatti connessi allo sbancamento del versante“Anche
questa categoria d’opera, assolutamente inevitabile, potrà generare
impatti di vario tipo ed importanza che dovranno essere attentamente considerati….
Produzione
di emissioni nocive, rumori e polveri (dovuti
all’azione dei mezzi d’opera e al parziale uso di espolisivi di roccia)
La
produzione di notevoli quantità di materiali inerti che potranno
comunque in massima parte trovare sistemazione all’interno del cantiere…”.
(Toroc:
Studio di Fattibilità, maggio 2001, pag. 39).
Ma,
ci chiediamo noi, in 4 anni Torino 2006 è mai andata a raccontare
queste belle cose agli abitanti? E il sindaco, la giunta, i consiglieri,
lo hanno saputo? E lo hanno comunicato?
Il
rischio –concretissimo- di allontanare il turismo
Nel
mese di aprile del 2002 a Pragelato, ma non solo, si è parlato molto
di espropriazioni dei terreni che l’Agenzia Torino2006 vorrebbe trasformare
definitivamente in stadi e trampolini.
Nolimpiadi! ha invitato tutti gli interessati a parlare, a far diffondere la cognizione che il danno per l'espropriazione sarà solo una componente della svalutazione patrimoniale che cadrà sugli immobili e sull'area una volta costruito il “mostro”: l’impatto paesaggistico che darà all'intero Comune comporterà per certo una diminuzione degli arrivi turistici: Pragelato oggi non è Sauze d’Oulx né Bardonecchia, i visitatori nazionali e stranieri ci vanno perché, a parte uno sventurato grattacielo, lo sci di massa non è ancora arrivato, è una zona verde, non infrastrutturata, alle porte di un Parco Naturale. Esiste per Pragelato un turismo diverso, che bada meno alle comodità e più alla Natura ma i cantieri durerebbero anni, con traffico di camion, ruspe, gru, esplosione di mine, polveri, emissioni nocive…e alla fine il fianco di un bosco reso irriconoscibile da colate di calcestruzzo: immaginate quanto Pragelato potrà ancora essere meta desiderata…. Il rischio idrogeologico Tutto questo ben di dio verrà costruito in buona parte in una ZONA ALLUVIONABILE (v. ad esempio, Relazione Geologica del Dott. Zanella - già consulente del Comitato Promotore, poi del Toroc, ora progettista per l’Agenzia Torino 2006 – commissionatagli da Torino 2006 nella fase di candidatura) E ZONA DI FATTO ALLUVIONATA negli eventi del giugno e dell'ottobre 2000. Gli organizzatori procederanno quindi ad una bella opera di interpretazione delle norme di protezione civile e di sicurezza idraulica: abbiamo sentito addirittura parlare di un edificio "trasparente alle acque" e, scusate, ma ci è scappato da ridere... L’Agenzia Torino 2006, che su indicazione e controllo di Toroc deve costruire l’impianto, ha già fatto presente che, in sostanza, la condizione del torrente creatasi successivamente all’alluvione 2000 e 2 vecchi ponti sul Chisone potrebbero costituire un ostacolo al deflusso delle acque in situazione di emergenza ed, eventualmente, interessare le aree abitate del Comune di Pragelato, e che quindi degli interventi di salvaguardia andranno fatti (Vedi ad esempio Agenzia Torino 2006, Progetto preliminare, Relazione tecnica-assetto idraulico -, ottobre 2001). In realtà quel che sosteniamo noi è che a mettere a repentaglio la sicurezza di beni e persone a Pragelato non sia la situazione successiva all’alluvione del 2000…bensì lo SBARRAMENTO SUL FONDOVALLE operato dalle opere per i trampolini, dal terrapieno e dalle strutture connesse (riporto di migliaia di tonnellate di roccia e terreno, infrastrutture varie, lo stadio/albergo, le gradinate, le tribune, le sale macchinari). Tutti elementi che limiterebbero la laminazione (diffusione) delle acque sulla destra idrografica (il lato che avete alla vostra destra guardando in direzione dello scorrimento della corrente) e che perciò costringerebbero piene di grande portata a “sfogarsi” sull’altra riva….quella dove sorge l’abitato… E attenzione: parte delle zone che Torino 2006 vorrebbe occupare con i suoi impianti ed infrastrutture ricadono nella cosiddetta zona “B”, che secondo il Piano Stralcio delle fasce Fluviali adottato dall’Autorità di Bacino, per definizione perseguono l’obiettivo di mantenere e migliorare le condizioni di funzionalità idraulica ai fini principali dell’invaso e della laminazione delle acque: in fascia “B” sono vietati gli interventi che comportano una riduzione della capacità di invaso. Per anni tutti hanno spudoratamente nascosto o negato questo dato ma ora è saltato fuori e la stessa Agenzia Torino 2006 è costretta a dirlo: “da un esame degli studi pregressi esistenti risulta che una piccola porzione della zona di atterraggio dei trampolini venga ad interessare la porzione di fascia “B” proposta all’Autorità di Bacino…”. (Agenzia Torino 2006, Progetto preliminare, Relazione tecnica-assetto idraulico -, ottobre 2001). L’amiantoAnche
nella zona prevista per la costruzione dello stadio e dei trampolini del
salto con gli sci a Pragelato sono state rinvenute tracce di serpentinite.
"Gli
asbesti, o amianti secondo una definizione ormai considerata desueta, posso
appartenere alla famiglia dei serpentini o degli anfiboli". Questo dice
una Relazione della Regione Piemonte.
Ci
dice anche che le serpentiniti possono avere tassi di mineralizzazioni
asbestifere alti o bassi. Ma basta una qualsiasi ricerca, anche su internet,
per trovare una quantità notevole di bibliografia storiografica
ed universitaria di storia dell'amianto, dell'asbesto e dei loro legami
strettissimi con le serpentiniti.
Alcuni
componenti degli asbesti (e quindi potenzialmente delle serpentiniti),
sono ovviamente definiti tossici dalla legge italiana (D.Lgs. 15 agosto
1991, num. 277), varata dopo che le lavorazioni e le esposizioni avevano
mietuto migliaia di vittime nel mondo intero, limitandone l'escavazione
e bloccandone la produzione (da notare che il rischio da fibre amiantifere
si concretizza nel momento in cui queste vengono movimentate e/o immesse
nell'ambiente da fenomeni umani come gli scavi o da eventi naturali quali
frane e smottamenti, con l'eventuale ausilio del vento che le trasporta).
E
che cosa racconta l'Agenzia Torino 2006 sulla zona dell'impianto
di Pragelato, per il quale andranno sbancate suppergiù 70.000
tonnellate di roccia?
Prendiamo
la loro Indagine geologica-tecnica e idrogeologica preliminare, 25 ottobre
2001, a firma del Dottor Geologo Eugenio Zanella (sempre lui), e leggiamo
a pag.7: "...La litologia dei ciottoli e blocchi riflette quella delle
rocce che costituiscono la parte alta della valle e pertanto si hanno in
prevalenza calcescisti e subordinatamente anfiboliti, prasinisti, serpentiniti
e calcari/dolomie.." poi a pagina 8 "...I depositi formatisi a spese
di anfiboliti e di serpentiniti sono costituiti da una frazione fine e
prevalente componente siltosa all'interno della quale si rinvengono frammenti
di dimensione e forma molto variabile...", e ancora dopo "il substrato
roccioso costituito da litotipi riferibili al Complesso dei Calcescisti
con Pietre Verdi...", che vengono però definite, nella pagina
successiva, "molto rare nell'areale in oggetto".
Rocce
potenzialmente asbestifere si rinvengono anche nel bacino del Rio Comba
Mendie: a pagina 11 si rileva la presenza di "masse di metabasalti (prasiniti
più o meno listate, anfiboliti, metagabbri...".
Ma
dati infinitamente più precisi sono venuti proprio dai sondaggi
geognostici (dello stesso tipo di quelli realizzati per l'impianto di bob
e slittino) svolti per conto di Agenzia Torino 2006.
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