Un breve carrellata sui "giochi".
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MA IO CREDEVO CHE....

Nell'"immaginario collettivo" si pensa tutti innocentemente alle olimpiadi invernali come le  competizioni sportive sulla neve e sul ghiaccio che si svolgono nel più puro agonismo e confronto tra i migliori atleti, la sana rivalità tra i due fondisti, le epiche sfide tra campioni, il tutto condito dalla solidarietà e, perché no, dall’unione tra i popoli;... verrebbe da sintetizzarle in due parole: spirito sportivo
Ok, siete fuori strada!
Le olimpiadi, estive come invernali, sono prima di tutto colossali manovre finanziarie, occasione di stratosferici guadagni per un limitatissimo numero di beneficiari. Ovviamente questa lettura un pò particolare necessita di spiegazioni: noi proviamo a darvele da questo punto di partenza....i “giochi” sono nati male: 
 
 

LE ORIGINI

L'ideatore, il barone francese de Coubertaine, aveva già alla fine del secolo scorso un'idea di sport piuttosto particolare: alle olimpiadi dovevano accedere soltanto atleti dilettanti: quindi, per i tempi che correvano, nobili o comunque persone che potessero permettersi il lusso di non lavorare. E per giunta l'atleta ideale era maschio: divieto totale alle donne. Un ideale alquanto elitario e sessista, per essere...sportivo!.
Quest’ultima discriminazione sembra essersi protratta fino ai giorni nostri: nel 1998 dei 118 membri del CIO solo 7 erano donne. Inoltre gli sportivi veri sono esclusi da qualsivoglia decisione: nessun atleta attualmente in attività (novembre 2001, data di scrittura di questo pezzo) risulta essere membro. 
E da alcuni decenni è stata permessa (divenuta poi la regola) l’iscrizione e la partecipazione ai giochi di atleti professionisti (che lo fanno cioè per...lavoro, e molte volte senza alcun amore per lo sport, come dimostrato dai tantissimi casi di doping riscontrati: se lo sport è drogato, siamo sicuri che sia proprio ancora sport?).
 
 

UN PRESIDENTE FASCISTA

Per oltre un ventennio e fino al 2001 il presidente del CIO è stato un personaggio spagnolo fin quasi incredibile, Juan Antonio Samaranch, cresciuto nella gioventù fascista, la Falange, divenuto membro del parlamento (fantoccio) del dittatore filo nazista Franco e sotto di lui governatore dello sport nazionale per un decennio, prima di diventare Presidente della Regione catalana fino al 1975, anno della morte di Franco. Dopodichè una ascesa irresistibile verso il massimo dello sport mondiale: evidentemente un presidente fascista andava benone a tutti. E veniva bene pure che nominasse membri...servitori di altri dittatori (Hasan, uomo di Suharto) o che consegnasse l'"ordine olimpico" a criminali sangunari come Ceausescu, boia della Romania.
 
 

COSA E’ IL CIO?

Il Comitato Olimpico Internazionale è un’associazione non governativa Svizzera con sede a Losanna; è formato da un numero variabile di membri, attualmente circa 130 (di svariate nazionalità), non elettivi ma nominati "per cooptazione" esclusivamente dal presidente. Funziona con regole proprie, autonome (con una "costituzione" che è la Carta Olimpica), non deve rendere conto a nessun apparato istituzionale di alcun genere, nè in Svizzera, nè altrove, non ha alcun rapporto di dipendenza con l’ONU o con l’Unione Europea. E' un ente pressochè intoccabile, - almeno lo è stato  fino al 1998 - dalle magistrature. 
Eppure è il vertice dello sport nel mondo: da lui dipendono le Federazioni Sportive Internazionali e... 
 
 

DOVE STA IL TRUCCO?

...davanti al CIO, per ogni edizione "da assegnare", si presentano diverse città "aspiranti" (città candidate) ad ospitare le Olimpiadi,  rappresentate dai Comitati Promotori. 
A circa 7 anni dalla data di svolgimento dei GIochi il CIO vota la città vincente, cioè quella definitiva; da quel momento le autorità cittadine e statali stipulano col CIO un contratto internazionale, contenente obblighi pressochè infiniti e limitazioni pesantissime. Le città o i governi nazionali devon garantire per gli eventuali passvi nell'organizzazione.
Dove sta il trucco? A finanziare per la maggior parte la realizzazione di impianti, strade, stadi...inizieranno a giungere fondi pubblici ingentissimi e che saranno putroppo pilotati dai pochi che organizzano l'evento: e cioè occhio e croce da quelli del Comitato Promotore, che nel frattempo si sarà trasformato con poche modifiche di rilievo in Comitato Organizzatore. Questi due enti giuridici sono in realtà la diretta emanazione dei gruppi economici locali più potenti, che mirano ad approfittare il più possibile della ghiotta occasione. Come fanno?  E' facilissimo: indirizzeranno i fondi pubblici verso imprese...a loro non estranee. 
A Torino è capitato qualcosa di diverso? A voi la scelta:
I progetti elaborati dal Comitato Promotore di Torino 2006 prevedevano già nel 1998...ben 1091 miliardi da versarsi dallo Stato Italiano (Dossier Candidatura).
Di questi, almeno 70 da investirsi nel comprensorio sciistico della Via Lattea. (Dossier Candidatura). 
Il gestore/proprietario della Via Lattea è la società Sestrieres spa.
Aggiudicate le olimpiadi e terminati i lavori (ben prima del 2006) la Sestrieres S.p.A., società a capitale 100% privato, avrebbe beneficiato nell’area della Via Lattea di miglioramenti strutturali grazie a rilevantissimi investimenti pubblici.
Come mai da spendersi nella “Via Lattea” e non, ad esempio, nelle Valli di Lanzo o nel cuneese? 
Beh, c'eravamo dimenticati di dirvi che tra i membri influenti del Comitato Promotore – editore del Dossier di Candidatura – c’erano il presidente e l’amministratore delegato di quella società: la Sestrieres S.p.A., appunto. 
 
 

E DOPO LE OLIMPIADI COSA RESTA?

Con questo ritorniamo alle Olimpiadi "in generale": 
si arriva all'evento, si svolgono le gare, trascorrono le frenetiche 2 settimane...poi i fasti dell'Olimpiade svaniscono e, esperienze insegnano, alle città rimangono valli distrutte, quartieri trasformati, stadi enormi ed  ingestibili da normali amministrazioni comunali (leggi: costi di manutenzione impossibili), altre opere edili sovradimensionate e spessissimo inutili. 
Ecco la verità che i promotori e gli organizzatori non vogliono che circoli: 
dopo i giochi arrivano i DEFICIT e con i deficit le MAGGIORI TASSE.
Cliccate le nostre pagine di Barcellona, Sydney, Albertville, Lillehammer....e crederete. I cittadini di Grenoble dopo le olimpiadi invernali del 1968...hanno finito di pagare maggiori tasse nel 1998: 30 anni dopo!
Quelli di Montreal, che le hanno avute nel 1976, estingueranno definitivamente i debiti nel 2006, 30 anni dopo!
Un solo vero caso si sottrae a questa triste sequela di fallimenti, ed è l’unico per il quale gli organizzatori si siano astenuti da costruire di tutto e di più, Los Angeles 1984: dal punto di vista finanziario non emersero deficit perchè furono recuperate le infrastrutture esistenti e vennero realizzati soltanto 3 stadi nuovi su 28 installazioni totali (per un paragone, Torino 2006 ne costruirà almeno 10nuovi, oltre ad una quantità enorme di altre opere – più di 130 -!).
 
 

GIOCARE...MA CON L’ETICA E CON I DIRITTI UMANI!

Le edizioni dei giochi olimpici hanno più volte significato (o coinciso con, o tollerato), violazioni di diritti umani, civili e politici...oltre ad una fortissima immedesimazione con regimi militari e brutali.
Berlino e Garmish 1936, i Giochi Nazisti. 
Le Olimpiadi quell’anno, sia invernali che estive, si svolgono in Germania, nonostante la oramai  evidente ascesa prebellica del Terzo Reich, il clima caratterizzato da una intensa campagna denigratoria della razza ebraica, studiata ad hoc dal Ministro della propaganda nazista, Goebbels. Il CIO, proprietario dei giochi, e l’intero suo mondo olimpico, si stringono attorno agli organizzatori: l’unico uomo (del Comitato Statunitense) che prova a dissentire, viene rimosso senza alcuna esitazione.
Arriva il 1936 e le olimpiadi le inaugura, tra enormi vessilli decorati a svastiche, il Fuhrer in persona: Adolf Hitler in persona, uno dei peggiori criminali che la storia della terra abbia conosciuto.
E a Jesse Owens, americano,  grande dominatore delle gare di atletica, Hitler si rifiuta di stringere la mano: la superiorità ariana, ferita dalla sconfitta, non può abbassarsi a premiare l'avversario. Sopratutto se questo avversario è nero. 
Il bagno di sangue alle Olimpiadi a Citta' del Messico, 1968. 
E’ l’anno delle contestazioni (che  durante le olimpiadi non possono essere accettate - oggi la Carta Olimpica all'Art. 61 recita, alla faccia della solidarietà e del rispetto dell'uomo, “Non è consentito alcun genere di dimostrazione o propaganda di carattere politico, religioso o razziale all’interno delle aree Olimpiche”- ) ma il sanguinario regime risolve la questione in modo tragico: centinaia di manifestanti, riunitisi in piazza, sono assassinati dall'esercito poco prima dell’inizio dell'olimpiade; tra le altre denuncie, boicottavano i “giochi”, ritenuti a ragione discriminatori nei confronti dei neri. 

E saranno proprio due atleti neri americani (Tommy Smith e John Carlos, primo e terzo nei 200 metri piani) che, dominatori sulle piste di velocità saliranno sul podio con i guanti delle Pantere Nere, ascoltando l'inno americano a capo chino, ribellandosi al loro Stato che li sfrutta, li porta ad una dignità di durata effimera durante le Olimpiadi, e subito dopo li abbandona e discrimina. E difatti, dopo questa clamorosa, inaspettata scena di protesta davanti alle telecamere di mezzo mondo, i due atleti vengono sospesi dalla squadra americana e banditi dal villaggio olimpico.
Da notare che anche Peter Nornan, bianco ed australiano, salì sul podio con una spilla di protesta in solidarietà ai due atleti americani.
 
 

LA CIVILTA’ DELL’IMMAGINE
 
Per definizione (basterebbe leggere la “Carta Olimpica”) il mondo attorno ai giochi deve essere patinato, un sistema chiuso, perfetto e libero da distrazioni agli occhi dei telespettatori, dei consumatori dei prodotti, altrimenti la scommessa degli sponsor (tra i più famosi vi possiamo citare Coca-Cola, Kodak, Mc Donalds, etc.) è perdente: 
Ecco che allora ad Atlanta, olimpiadi estive del 1996,  poco prima dell'inaugurazione, arrivano gli autobus e vengono caricate di forza migliaia di homeless che stavano nelle zone degli stadi, "traslocandoli" in periferia per 15 giorni: la loro vista, la loro presenza non è naturalmente compatibile con una organizzazione formalmente perfetta dell'evento. 
Lo stesso, ma in scala maggiore, era accaduto otto anni prima in Corea del Sud, in occasione delle Olimpiadi estive di Seoul del 1988: quartieri attorno ai siti olimpici svuotati dalla misera gente che li abitava. Si parla di 250.000 persone, anche se alcune associazioni umanitarie coreane alzano la cifra fino a 750.000...lo stesso, anche se in scala di molto minore, si è ripetuto a Sydney nel 2000.
 

 
MAMMA MI COMPRI IL GIOCO INVERNALE?

E chiudiamo con la corruzione.
Quasi tutti saprete e avrete visto su giornali e televisioni, alla fine del 1998, che tipo di persone fossero i membri del CIO: le cronache dei quotidiani di mezzo mondo hanno rimbalzato notizie di molti di essi che hanno venduto i loro voti - per le elezioni delle successive Olimpiadi - per anni, voti venduti a suon di automobili, di telefonini prostitute terreni borse di studio; la città candidata che offriva di più si accaparrava i Giochi: ecco la verità! 
Chissà, cosa ne penseranno gli organizzatori di Torino 2006? Che opinione si saranno fatti in merito, loro che ne sono senz'altro estranei?
 

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