Si
tratta dell'olimpiade estiva più recente, quella successiva si terrà
ad Atene nel 2004.
Il presidente del CIO ha
definito (come fa paticamente ogni volta, per non scontentare alcuno e
per autoperpetrare l'altrimenti moribonda carica dei giochi) quelle di
Sydney 2000 "le migliori olimpiadi di sempre".
Bene, a distanza di soli
8 mesi dalla conclusione, il Venerdì di Repubblica del 30 marzo
2001 titolava in uno speciale: "Olimpiadi, bilancio in rosso".
I punti forti (che vi riassumiamo,
ma se volete un consiglio leggetelo tutto) di questo pezzo sono:
1) ...dopo le olimpiadi
c'è stato un notevole freno turistico...
2) investimenti: 4
miliardi di dollari, entrate: 2,5 miliardi di dollari. (Del tipo
scusate, abbiamo smarrito 3.000 miliardi di lire, li avete mica visti??)
3)...impianti miliardari
e inutili, lo stadio abbandonato come un'astronave su un pianeta senza
vita, le casette del villaggio olimpico "più verde della storia",
quelle che dovevano essere rivendute a 450 milioni l'una, peccato che nessuno
le compri.
4) Gli australiani...erano
convinti che la mastodontica macchina olimpica avrebbe continuato a produrre
denaro, posti di lavoro e benessere, invece crea solo debiti.
5) E' come se una tempesta
di disillusione si fosse abbattuta sui Giochi più "giovani" ed entusiasti
della storia...
Bene questo è un articolo
che significa tanto, non solo perchè proviene da un gruppo editoriale/industriale
(l'Espresso/CIR/DeBenedetti) coinvolto nel business per Torino 2006, ma
anche perchè è un pezzo scritto dal giornalista Maurizio
Crosetti, da sempre palesemente "Torino 2006 oriented".
Ma
cosa sono state veramente, nel settembre 2000, le olimpiadi a Sydney?
Atleti
olimpici e olimpiadi: un festival di sport oppure un enorme, colossale
evento economico per pochi che ha tolto il pane a moltissimi?
L'ASPETTO
SPORTIVO che non c'è più.
Cosa
dire delle interviste di molti atleti italiani alla partenza per Sydney?
Vincere o partecipare?
"Vincere,
grazie, non esiste arrrivare quarti alle olimpiadi...!"
IL
DOPING che c'è sempre di più...
Cosa
dire delle incredibili vicende legate al doping,droga "legalizzata" per
super atleti che rifiutano di andare ai "giochi" per timore di essere beccati
e degli altri che si sottraggono ai (blandi) controlli?
L'UGUAGLIANZA
che non c'è mai stata...
Cosa
dire dello sport dei disabili, umanamente titolari di eguali diritti ma
sportivamente ridotti a mera cornice "pietistica"? Controllare in che condizioni
è stato lasciato loro il Villaggio Olimpico...
LA
SPECULAZIONE EDILIZIA che c'è sempre...
Cosa
dire degli incredibili impianti sportivi e dei villaggi, subito riconvertiti
in affari d'oro per chi è riuscito a metterci le mani sopra e, per
quanto invece non è business, statue ingombranti di inutilizzo e
spreco? E gli abitanti delle zone ora diventate "chic" che non possono
permettersi più gli affitti? Faceva davvero parte dei progetti?
E ANCORA,
COSA DIRE DELLA MILITARIZZAZIONE DELLE STRADE, DELLA REPRESSIONE DEI DIRITTI
CIVILI (RIUNIONE, MANIFESTAZIONE, PAROLA, STAMPA, ABBIGLIAMENTO) DEL DIVIETO
DI CONSUMARE PASTI DIVERSI DA QUELLI DEGLI SPONSOR ALL'INTERNO DELLE AREE
"OLIMPICHE"...DEI MEMBRI DELLA FAMIGLIA OLIMPICA BLOCCATI ALL'INGRESSO
IN AUSTRALIA PERCHE' NON GRADITI (LEGAMI CON LA MAFIA RUSSA PER ALCUNO
DI ESSI...)?
Aprite
anche voi bene gli occhi quando qualcuno vi parlerà di olimpiadi
come festival dello sportività e dell'unione tra i popoli!
(In
ogni caso, come sempre, tutto quanto abbiamo scritto sopra lo potrete verificare,
controllare, setacciare leggendo giornali e web del mondo intero di quel
periodo).
25
luglio 2000, aborigeni e paraolimpiadi: ma dove sta l'uguaglianza???
Per
qualcheduno al mondo il concetto di uguaglianza, di parità di diritti,
è interpretabile.
E'
forse quello che sta accadendo a Sydney, capitale "sportiva" Australiana,
ove la "Embassy Tent", luogo simbolo della presenza delle popolazioni originarie,
è da oggi messa in serio pericolo dal Consiglio di Sydney Sud, che
ha imposto a partire dalla settimana precedente le olimpiadi (e per la
prima volta dal 1972) la riduzione del numero di tende, l'obbligo di contenere
il loro sacro fuoco dentro un barile metallico ed obbligato ad orari limitati,
nonchè a dotarsi di una assicurazione contro danni alla pubblica
immunità con copertura minima di 10 milioni di dollari australiani.
La
signora Coe ha definito "campo di concentramento" quello che potrebbe diventare
la Tent Embassy se così ridotta. Il patinato mondo delle olimpiadi
non può permettersi che trapelino immagini non conformi, non regolari,
non semplicemente previste. D'altra parte c'è un contratto che parla
chiaro, no?
Non
uniformi? Fuori dai piedi!
C'è
poi l'argomento Paraolimpiadi, e qui qualcuno considera gli atleti disabili
sportivi di serie b, evidentemente.
Il
Dottor Steadward, presidente del Comitato Paraolimpico Internazionale sembra
avere il coraggio di denunciare la situazione ed escecon una lettera al
ministro australiano per le olimpiadi Knight.
Secondo
il Sydney Morning Herald egli ritiene che Sydney discrimini ...,
che non verranno attivate le previste corsie speciali, che il
numero dei gabinetti per gli atleti disabili non è sufficiente...che
dovranno sobbarcarsi ciascuno una parte dei costi...
3
luglio 2000 inchiesta parlamentare sui debiti del Comitato Organizzatore
Il
Parlamento del New South Wales ha aperto un'inchiesta sulla concessione,
da parte del governo al SOCOG, Comitato organizzatore delle olimpiadi di
Sydney, di quei 170 miliardi di lire extra di cui vi abbiamo parlato poco
sotto; l'indagine dovrà chiarire PERCHE', dopo che i conti erano
stati dichiarati chiusi ed il bilancio in pareggio, ad una richiesta di
altri finanziamenti il NSW abbia risposto affermativamente...
(da
sportserver.com 3 luglio 2000)
22
giugno 2000 il SOCOG (Comitato Organizzatore) chiede al Governo del New
South Wales ancora soldi
...dopo
aver già sforato di 580 milioni di dollari (occhio e croce 1.200
miliardi di lire) il budget che si erano dati, oggi vogliono ulteriori
82 milioni (circa 170 miliardi di lire).
Anche
in questo caso - e non è il primo - promettono che sarà l'ultimo,
che se li faranno bastare...
(Notizie
da Sydney Morning Herald, Sportserver e altri).
7
giugno 2000 - impianti olimpici e non-riutilizzo
Leggiamo
dal Sydney Morning Herald che il Superdome, nuovissimo stadio olimpico
da 200 milioni di dollari (australiani), si sta rivelando talmente inutile
che per farlo rendere ora vorrebbero chiudere il vicino (non olimpico)
e avviatissimo Entertainment Centre.
"Il
Governo - dice l'articolo - è profondamente preoccupato dal
fatto di non ottenere alcun vantaggio da uno stadio che gli è costato
150 milioni di $ per 20.000 posti a sedere e che non ha attratto alcun
grande evento quest'anno".
Qualcosa
che ha dell'incredibile, chiudere un centro funzionante per giustificarne
un'altro fallimentare.
Le
reazioni? Molte, e tutte negative: per Kevin Jacobsen, responsabile di
Entertainment Centre, si tratta di un'idea "oltraggiosa", tanto
più che "Superdome è un impianto che nessuno ha accettato
o vuole".
Cosa
ne possiamo imparare noi qui, a Torino? Che riflessioni di fronte a questi
"collassi"?
1)
forse stiamo parlando dei progetti realizzati da un folto numero di caproni,
inetti allo studio dell'urbanistica, dell'architettura, dei flussi turistici...
oppure
2)
abbiamo
scoperto che in questi casi i progetti globali prevedono dolosamente la
costruzione di opere edili quanto più grandi e care possibili, con
la matematica certezza di costruirle "morte"... aspetto questo del tutto
trascurabile per coloro che ci avranno lucrato il lucrabile ed anche di
più...
31
maggio 2000: "Costruiremo opere che servano anche dopo le olimpiadi,
non vogliamo che restino cattedrali nel deserto".
Quante
volte abbiamo sentito i promotori di Torino 2006, oggi organizzatori, ripetere
questo ridicolo, irrealizzabile adagio dell'impianto sportivo che dopo
servirà a qualcuno?
Bè,
a Sydney alcuni operatori sono più avanti: ad Homebush Bay hanno
costruito le loro cattedrali sventrando aree naturali preziose, ed ora
spaventati, a pochi mesi dal buio che arriverà con la fine delle
olimpiadi, pretendono a gran voce che si faccia di più: leggiamo
dal Sydney Morning Herald del 31/5/00 che "gli operatori della
zona vogliono milioni di $" per realizzare "hotels, clubs, cinema,
negozi, parcheggi e trasporti evitando che diventi un elefante bianco".
Cari
lettori, aspettatevi abnormi espansioni edilizie non solo da qui al 2006,
ma molte altre per gli anni a seguire!