13 dicembre
2005. Dopo due settimane nelle quali il popolo TAV, dapprima attaccato
dalla polizia (all'urlo "ammazzateli
tutti", vedi Indymedia) si è ripreso simbolicamente i terreni
di Venaus con una fantastica manifestazione, arriva un momentaneo clima
di calma. I sindaci della Valle, contrari all'AV, scendono a Roma per il
primo incontro istituzionale con il Governo, Regione Piemonte, Provincia
di Torino e Comune di Torino.
Il
Governo propone un accordo che non discute la realizzazione dell'opera
(figurarsi) ma apre qualche spiraglio sulle proteste del popolo no TAV.
In sostanza ci sarebbe una moratoria di alcuni mesi, la smilitarizzazione
dell'area e il blocco dei lavori a Venaus, con un maggiore impegno sulle
valutazioni di impatto ambientale.
Aderiscono
entusiasti all'accordo Regione Piemonte, Provincia di Torino, Comune di
Torino, da sempre propugnatori dell'opera. Non aderiscono i sindaci e la
Comunità Montana, insoddisfatti che l'incontro istituzionale non
esamini soluzioni alternative alla linea AV, come ad esempio il potenziamento
della linea esistente. Si preparano controproposte e emendamenti da sottoporre
al Governo. Il clima è comunque di maggiore ottimismo.
Chiamparino,
sindaco di Torino, sottolinea l'esigenza di calma e tranquillità:
"subito la tregua olimpica", riporta Repubblica del 13.12.
Eccoci
allora al nocciolo della questione, e cioè perchè i responsabili
istituzionali devono necessariamente esigere la calma in queste prossime
settimane e mesi.
Il
periodo strettamente olimpico va dal 10 al 26 febbraio 2006.
Governo,
Regione, Provincia e Comune di Torino sono istituzionalmente coinvolti
nell’organizzazione delle olimpiadi invernali.
Lo
sono a livello contrattuale (contratto
siglato da Comune, CONI, Toroc e CIO ), finanziario (ca. 3 miliardi
di € pubblici spesi sino ad ora) e personale (ad esempio il Sindaco
di Torino Chiamparino e il presidente della Provincia Saitta sono entrambi
consiglieri d’amministrazione del Toroc,
e la presidente della Regione Bresso, per 5 anni membro Toroc, è
il presidente della Cabina di Regia olimpica prevista dalla legge 48/03).
Il
C.I.O.
è il superiore gerarchico di Toroc. Come si è notato in questi
anni, lo spauracchio del rischio di “perdere le olimpiadi” o di
“subire il rimprovero del C.I.O.” ha sempre funzionato come rimedio
per reperire ulteriori fondi pubblici, aggirare normative comunitarie,
derogare a norme in materia di protezione ambientale e sicurezza idrogeologica.
Dunque le esigenze C.I.O. sono basilari.
Come
dice il presidente del Toroc Castellani, le olimpiadi sono ciò
che si vede in televisione (Repubblica, 29 agosto 2004) e dunque le
olimpiadi saranno ciò che vedranno i giornalisti presenti a Torino
e in valle tra fine gennaio e fine febbraio.
Migliaia
di giornalisti e di telecamere che Torino 2006 stessa ha voluto qui.
E
il C.I.O. è molto attento a che si veda sugli schermi solo ciò
che fa piacere ai suoi sponsor e ai telespettatori: non può certo
accettare (l'ha già fatto trapelare sui giornali) che Torino 2006
passi alla storia per le manifestazioni di piazza anziché per un
nuovo record di medaglie olimpiche di Hermann Maier: le olimpiadi devono
essere esclusivamente una pacifica vetrina, uno spot pubblicitario.
Un’esigenza
di pulizia, ordine e pace confermata da queste clausole contrattuali vincolanti
per gli uomini olimpici e TAV:
a)
La garanzia (vincolante
per Torino 2006) data dal Governo Prodi nel 1998 al C.I.O. prevede che
“saranno adottate … tutte le misure necessarie ad assicurare uno svolgimento
pacifico ed ordinato dei Giochi”
e
assicura che
“nel
periodo dei Giochi non si svolgeranno nella città di Torino e nell’area
interessata manifestazioni nazionali od internazionali di particolare rilievo”.
b)
il
contratto CIO-Torino
2006-Comune di Torino e CONI all’Art. 45 dice: “La Città,
il CON e il COG intraprenderanno le azioni necessarie affinché nessuna
pubblicità o propaganda sia organizzata all'interno o all'esterno
dei luoghi di ritrovo olimpici in modo tale da interporsi tra le telecamere
televisive / gli spettatori e i luoghi in cui si stanno svolgendo i Giochi”.
c)
la
Carta Olimpica (vincolante per Torino 2006) all'Art. 61 recita "Non
è consentito alcun genere di dimostrazione o propaganda di carattere
politico, religioso o razziale all'interno delle aree Olimpiche".
Conclusione:
siccome
le personalità istituzionali che spingono la TAV sono
le stesse che spingono e governano Torino 2006 e nella loro veste olimpica
sono
ben consapevoli che il mese di febbraio debba essere il più
sereno e meno “anti-TAV” possibile, uno degli scopi di questa “tregua”
è intortare, tranquillizzare sul fatto che il dialogo sulla TAV
possa ripartire: otterranno il risultato di non avere gente di torno nelle
strade e nei boschi durante le olimpiadi, ma poi il 27 febbraio, onorato
il contratto con il C.I.O. e con i suoi potenti sponsor, saranno liberi
di tornare alle vecchie abitudini.
Per
carità, non vogliamo fare i disfattisti...non diciamo che andrà
sicuramente così: ma il sospetto esiste, ed è fondato.
Dunque,
occhi e sopratutto menti aperte.